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Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri si racconta ai soci del Rotary Club Viterbo

Viterbo
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VITERBO – Proseguono gli incontri del Rotary Club Viterbo, i consueti “caminetti” dedicati ad argomenti di interesse o di particolare arricchimento culturale.

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L’ultimo è stato dedicato all’attività dei Carabinieri, nello specifico al ruolo del Nucleo investigativo. “Tra i due carabinieri mi sento protetto e al sicuro – ha esordito il presidente Angelo Landi - e questo è sicuramente quello che devono provare tutti quando li incontriamo per strada nell’esercizio delle loro funzioni. Questo incontro ci servirà per capire il funzionamento di una rete forte e radicata come quella della Benemerita sul territorio”.

Un incontro voluto dalla socia e presidente incoming Rosita Ponticiello, che insieme al presidente Angelo Landi, ha accolto gli ospiti nella sede del club: il comandante provinciale, col. Massimo Friano, il comandante del nucleo investigativo, ten. Francesco Anania, con il mar. maggiore Antonio Canzanella e il mar. ordinario Francesco Carofano.

Rosita Ponticiello si è mostrata soddisfatta dalla numerosa presenza di soci: “Questo dimostra quanto l'argomento sia sentito e quanto sia fondamentale avvicinare i cittadini alle forze dell’ordine nelle quali possiamo trovare un sostegno. L'applicazione della legge senza buon senso non esiste e io in loro l'ho trovato, anche attraverso il confronto continuo, è un piacere lavorare così”.

A raccontare il lavoro della Compagnia non poteva che essere il comandante Col. Friano: “Qui ci sono collaboratori straordinari, il tenente è un giovane professionista che va sempre avanti un metro rispetto l'obiettivo, grazie a loro diventiamo punti di riferimento per i cittadini, siamo a disposizione per ascoltare e, quando serve, comprendere dove possiamo migliorare il nostro lavoro. È fondamentale accettare la dialettica e puntare sulla prevenzione, specie sulla violenza di genere, che magari si gestisce meglio con il porta a porta in ogni piccolo luogo, dove percependo un segnale si può intuire e anticipare prima che accada l’irreparabile”.

Per conoscere meglio il Nucleo investigativo, con cui i cittadini comuni non hanno contatto mentre tra i soci avvocati e magistrati ne condividono un percorso quasi quotidiano, la parola è passata al ten. Anania: “La nostra attività spesso non si vede, essendo polizia giudiziaria di natura investigativa lavoriamo in rete, partendo dalle stazioni e portando l’investigazione ad un livello più elevato, andando ad approfondire con la nostra esperienza. Affrontiamo violenza di genere, indagini scientifiche, come rilievi, repertamenti, anche quelle patrimoniali e le intercettazioni di cui spesso sentite parlare”.

Un lavoro realizzato con alcuni colleghi, tra cui il Mar. Canzanella, che saluta ricordando con piacere quando nel ‘92 fu premiato proprio dal Rotary per aver sventato una rapina in banca: “La mia attività si riassume in due parole: passione e normativa. Ora è diventato complicato lavorare perché le leggi cambiano velocemente e talvolta sono di difficile interpretazione, per questo è necessaria la passione, anche nel rispetto di ogni vittima che non è mai uguale all'altra, come il nostro lavoro”.

Nella squadra della Benemerita giunta all’incontro con i rotariani anche uno dei tre Carabinieri che a Viterbo sono specializzati nelle indagini scientifiche, quelle che normalmente vediamo in Tv con la tuta bianca del Ris. E’ il mar. Carofano che prova a spiegare il lavoro partendo, anche lui, dalla passione: “Era l'8 febbraio di 30 anni fa e quella notte non riuscii a dormire, il giorno dopo sarei entrato nei Carabinieri, con cui ho vissuto la Palermo degli anni 90, nel settore scorte, dopo i fatti che ben conosciamo. Qui a Viterbo sono nel Nucleo investigativo, un settore che tratta i lati più difficili dell'umanità. Sulla violenza di genere riconosco che alcuni uomini non vedono la donna come persona, e come in ogni approccio con le vittime riconosco che le nostre frustrazioni si presentano potenti quando non possiamo risolvere il dramma. Spesso guardiamo bene negli occhi la vittima e vorremmo sempre dare il massivo per aiutarla”.

Un lato umano che è andato ben oltre l’applicazione delle leggi e la routine della divisa, come precisato da Rosita: “Sapevo che questo incontro avrebbe rappresentato un valore aggiunto lasciando un messaggio chiaro della presenza e del lavoro sul territorio” e ancora da Angelo: “Un onore avervi ascoltato e sentici parte di quella rete che può esserci per contribuire  a risolvere i problemi del territorio”.

Al termine, come da tradizione, sono stati consegnati i gagliardetti del Rotary Club Viterbo.