VEJANO - Il racconto sulla straordinaria vita di Alda Merini ha chiuso i tre appuntamenti di "Donne, donne, donne" curati da Fausto Costantini al teatro di Vejano.
Autore e protagonista, insieme a Barbara Guerra che interpreta la protagonista che viene intervistata sul palco da Costantini, “La verità folle – Omaggio ad Alda Merini” racconta la storia della poetessa, partendo dalla sua infanzia e concentrandosi sulla sua vita personale, sfociando nelle sue poesie e soprattutto nella cronaca dei tanti ricoveri in manicomio.

Un'intervista con forti sfumature emotive, provando ad andare oltre alla grandezza dei suoi scritti, molto conosciuti, concentrandosi sulla vita, le sofferenze, le sue folli scelte d'amore, creando un filo conduttore proprio ricordando gli uomini che ha amato.
"Storie strazianti che fanno scrivere, perché non ci si sente degni della persona amata" è la sintesi di un'ora di reading dove si racconta molto della sua famiglia d'origine e di quella futura, la nascita di quattro figlie (Emanuela, Flavia, Barbara e Simona) strappate via per la sua follia e affidate ad altre famiglie, dove non hanno trovato mai amore, mentre il manicomio tagliava per sempre il cordone ombelicale. Un disagio che aumentava crescendo, perché figlie di una madre ingombrante, prima pazza e infine poetessa famosa, qualcosa che diventava davvero troppo per i sentimenti provati dalle figlie.
"La follia è un capitale enorme ma lo può amministrare solo un poeta, il dolore è la strada per scrivere, per cercare la felicità" diceva, mostrandosi anche come una moralista tremenda che, però, ha vissuto in un mondo immorale, ricorda l'autore. Il manicomio diventa un rifugio dove, dopo esser stata internata dal marito, sceglie spesso di tornare volontariamente quando non si sente bene. "La follia è una delle cose più sacre e deve esistere per me stessa e può dare luce a cose straordinarie come la poesia - aggiunge mentre viene interpretata sul palco -. In manicomio c'è una società interna, piena di poesia, dove nessuno invade lo spazio dell'altro, e nascono anche attenzioni, infatti lì dentro si preoccupavano di me quando ero incinta, i sani non lo hanno mai fatto".

Nell'intensa interpretazione di Barbara Guerra, guidata da Fausto Costantini, si avverte tutta la sofferenza, grazie ad un estro poetico, forte, ironico, intenso, come i suoi scritti, nati dalle sue verità straordinarie, tratte da libri e biografie che ne tracciano il percorso, come quando ricorda che "La faccia del dolore è quella delle persone che sanno fare male, ma le polveri del passsto devono restarti addosso e abbiamo paura di chi vuole pulirle".
Una donna dalle mille sfaccettature, che merita di essere ricordata, oltre che come scrittrice e peotessa, appunto, come donna.
Teresa Pieirni e Anselmo Cianchi
