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"Il brav'uomo Sven" che tentò di cantare "Vola, Lazio Vola" con Toni Malco e Francesco Micocci

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TARQUINIA - Ogni cuore biancoceleste da ieri piange, in silenzio però, per rispettare le ultime meravigliose parole di mister Sven-Göran Eriksson. Sono tanti i ricordi apparsi nei social in queste 24 ore. A noi piace ricordarlo per come lo abbiamo conosciuto (da tifosi) e anche grazie al racconto di un altro tifoso, Francesco Micocci, che insieme a Toni Malco lo accolse in studio per registrare la sua voce in "Vola, Lazio Vola".

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Ma andiamo per ordine, partiamo dal suo testamento morale, quello che pochi giorni fa ha fatto capire che tutto stava per compiersi. Con queste parole il Mister iniziava  a salutare questo mondo e soprattutto iniziava a prepararlo: “Ho avuto una bella vita. Penso che tutti noi abbiamo paura del giorno in cui finirà, quando moriremo. Ma la vita è anche morte. Bisogna imparare ad accettarla, a capire di cosa si tratta. Spero che alla fine la gente dica: ‘Sì, era un brav’uomo’. Ma non tutti lo diranno. Spero che mi ricorderete come un ragazzo positivo che cercava di fare tutto quello che poteva fare. Non siate dispiaciuti. Sorridete. Grazie di tutto: allenatori, giocatori, pubblico. È stato fantastico. Prendetevi cura di voi stessi, della vostra vita e vivetela. Addio”.

"Era un brav’uomo" lo hanno detto tutti, quelli che lo hanno visto in panchina, quelli che lo hanno incontrato per un autografo, che fosse in macchina o fuori dalla stadio, al termine di una partita della sua e nostra meravigliosa Lazio... il sorriso e la disponibilità erano per tutti. Anche per noi, come per migliaia di tifosi. Un ricordo che teniamo nel cuore.

Poi c'è chi ha trascorso con lui una giornata nel tentativo di registrare una strofa di Vola, Lazio vola, da incidere nella nuova versione dell'inno. Era il 2000, poco prima che si compisse quel miracolo calcistico che portò al secondo scudetto dalla Lazio, Toni Malco voleva rivedere il brano coinvolgendo la squadra e ovviamente il Mister.
Erikson fu accolto in sala di registrazione dal cantante e compositore dell'inno e da Francesco Micocci, professionista prestato alla musica per merito di papà Vincenzo, discografico e scopritori di talenti.

E' Francesco, da tempo residente a Tarquinia, a raccontare quel giorno speciale: "Vennero a cantare tutti i giocatori e anche lui, Sven, che purtroppo non era intonatissimo ed è stato difficile utilizzare la sua voce, ricordo che riusciva ad andare fuori tempo con qualsiasi nota, ma alla fine abbiamo trovato qualcosa da utilizzare per il coro, meritava rispetto - confida -. Porterò per sempre con me il ricordo di una fantastica giornata trascorsa con lui, un uomo elegante, disponibile, aperto a tutti. Si divertiva tantissimo con i giochini di prestigio che faceva Toni. Abbiamo scoperto un uomo di una disponibilità e umanità incredibili verso gli altri, l'ho conosciuto come persona straordinaria e se n'è andato come persona straordinaria".

Un pensiero che, da laziale, non può che riportarlo allo scudetto precedente, quello vinto dalla "banda" di Maestrelli, che infatti paragona: "Dal punto di vista umano la Lazio ha vinto con due allenatori dall'animo straordinario, persone uniche, perbene e speciali - prosegue Micocci -. Di Sven restano i successi ma anche il lato umano, come nell'importante suo messaggio finale, capendo che era vicino il momento in cui se ne sarebbe andato, ha usato ancora parole positive, un messaggio per tutti. Uno come lui deve essere preso ad esempio, in una società dove si tende all'emulazione, se non addirittura a copiare il lavoro altrui, è bello leggere quelle frasi, anche se la differenza si nota perché l'anima è presente solo in chi ha vissuto certi momenti, perché si è in grado di raccontare episodi e dettagli, cosa non potrà mai fare chi si ispira al lavoro degli altri".

Micocci immagina Sven circondato da tanti grandi che lo hanno preceduto, preso ad organizzare il gioco di una squadra che non potrà che essere meravigliosa. E altrettanto facciamo noi: vola Mister Eriksson, ora puoi volare come un'aquila nel cielo.

Teresa Pierini