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"Il Provinciale" in Tuscia: da Civita di Bagnoregio al lago di Bolsena, elogio della fragilità

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VITERBO - E' andato in onda su Rai1 questa mattina, e tornerà domani in versione integrale con contenuti extra su Rai2 alle 14: è Il Provinciale di Federico Quaranta dedicato alla Tuscia.

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È stata ribattezzata “la città che muore”, ma Civita di Bagnoregio si mostra più viva che mai. A dispetto dei suoi diciassette residenti, è visitata ogni giorno da migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. E il suo segreto sta proprio nella sua fragilità, al centro della Valle dei Calanchi, in bilico su una rupe di tufo in progressivo disfacimento. Inizia da qui il viaggio in Tuscia di Federico Quaranta, nel nuovo appuntamento con “Il Provinciale", come spiega l'ufficio stampa Rai.

Civita non è la sola realtà della Tuscia a vivere questa condizione di precarietà. Celleno, a pochi chilometri di distanza, è conosciuto come “il borgo fantasma”: i vecchi abitanti hanno abbandonato il borgo negli anni Cinquanta, in seguito all’ordinanza di sgombero del genio civile.

L’itinerario prosegue poi in direzione della Cascata dell’Infernaccio, una meraviglia nascosta all’interno di una delle forre più profonde del Lazio, con pareti alte fino a sessanta metri.

Il Viterbese è ovunque segnato dalla presenza della civiltà etrusca, che ha lasciato sul territorio numerosi segni della propria grandezza. Come la piramide di Bomarzo, un’opera ancora per certi versi misteriosa. Il percorso termina al lago di Bolsena, con il conduttore che raggiungerà in barca l’Isola Bisentina, uno dei due lembi di terra che emergono dalle acque lacustri. È quanto rimane della cresta craterica di un antico vulcano, appartenente all’apparato Vulsinio, trasformata dai Farnese in un piccolo gioiello in cui arte, storia e natura si mescolano con grande armonia.

Sarà come sempre la naturalista Mia Canestrini a raccontare fauna, flora e geologia del territorio, in particolare la comunità felina di Civita di Bagnoregio. Ma anche le numerose sorgenti termali che caratterizzano la Tuscia, per terminare sulle rive del Lago di Bolsena, il lago vulcanico più grande d’Europa.