VITERBO - Dies Natalis ha mandato il messaggio di pace, illuminando la città completamente al buio e ricordando la ripresa dopo la seconda guerra, quel 1946 quando la tradizione viterbese tornò a vivere, pur partendo da Fontana Grande, con San Sisto bombardata.
Il Trasporto della Macchina di Santa Rosa è stato straordinario nella sua ordinarietà: tutto è filato liscio, con i Facchini impeccabili ai comandi del capofacchino Gigi Aspromonte e le guide a supportarlo nel miglior modo possibile.


L'unico nemico è stato il caldo, anomalo, pressante, che ha sottoposto i Cavalieri di Rosa ad uno sforzo notevole, che però non li ha fiaccati. Non spaventa più nemmeno l'imponenza della Macchina di Santa Rosa, che scivola perfettamente tra grondaie, terrazzi e tetti.


Tantissimo il pubblico lungo il percorso, piazza Verdi era una vera muraglia umana, lo stesso via Matteotti, piazza del Plebiscito, e ogni vicolo lungo il corso. La città ha risposto, i tanti turisti hanno gradito, commentando alla fine di non aver mai visto una cosa del genere. Uno spettacolo unico, lo sappiamo.




Al sagrato l'ultimo sforzo, un nuovo anniversario, stavolta un ringraziamento a Rosa che nel 1986 evitò un incidente che avrebbe potuto compromettere l'intera tradizione. Non è accaduto e stasera, con le ultime forze, un nuovo sollevate e fermi davanti al Santuario ha celebrato ancora una volta la patrona della città.
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi
