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Addio Pietro: un sorriso e un'ironia che non potremo più incrociare

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VITERBO - Ci sono notizie che ti lasciano sgomenti. Notizie che ultimamente stravolgono le vite di tante famiglie. La scomparsa di Pietro Bevilacqua è una di queste, perché non puoi pensare di non poter più incrociare la sua straordinaria esuberanza e la sua infinita voglia di vivere.

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Come tanti viterbesi la sua figura era di casa, a partire da quando era presenza fissa in libreria, e tutti ci trovavamo in coda con le liste scolastiche per organizzare l'anno. 

Poi si cresce, cambiano le attività ma la vita permette un nuovo incrocio: nella prima fila del San Carlo, Facoltà di Scienze politiche appena istituita. Un luogo di incontro che magicamente catalizzò decine di conoscenti di ogni età, che decisero che era giunto il momento di chiudere un percorso accademico lasciato in sospeso o mai iniziato, diventando poi amici. Nacque così il gruppo della "Prima fila" composto da persone più grandi, tutti impegnati nel lavoro, che vedevano l'università come percorso di crescita da affrontare con la massima serietà, senza perdere tempo. Pietro era uno di noi e passammo con lui tre anni fatti di risate, studio, esami, e una foto che spuntava fuori ogni volta, il suo modo per esorcizzare su un passato da dimenticare, diventato improvvisamente rinascita. Ci scherzava su, era il più grande e qualche volta metteva in soggezione anche gli stessi docenti, alcuni decisamente più giovani. 

E venne la laurea, una cerimonia da condividere, la prima sessione utile, perché non poteva essere altrimenti. Anche quel giorno dovevamo lasciare il segno: per la prima volta, e anche l'ultima, il cortile interno del complesso del San Carlo divenne il luogo della festa, con un rinfresco da condividere con chiunque passasse e il preside ad accertarsi che non cadesse nemmeno un salviettino a terra. 

Il percorso è poi proseguito a Perugia, c'era una magistrale da conquistare, e via sulla E45 per gli esami e qualche passaggio a Lettere e Filosofia, in pieno centro, mentre evitavi in tutti i modi di farmi avvicinare agli stand dell'Eurochocolate, appena nata nel capoluogo umbro. 

Le nostre strade si sono unite ancora nel percorso professionale, quella passione folle di scrivere che diventa lavoro, quel giornalismo che sognavi da decenni e che finalmente avevi conquistato. Un amore che dividevi con la musica, che per decenni ti aveva visto protagonista in sala stampa del Festival di Sanremo, dove anche quest'anno ti aspettavano, mentre ti preoccupavi per la forte presenza di artisti "di casa" da raccontare per il Corriere dell'Umbria.

Non ci sarai, per la prima volta dal secolo scorso quella scrivania resterà vuota. La tua vita si è interrotta ieri sera, dopo un intervento che sembrava di routine, così mi avevi detto solo domenica scorsa, ma è diventato complesso, portandoti all'addio da quella vita a cui ti sei aggrappato intensamente, specie nelle difficoltà che ti sei trovato di fronte.

Ti ricorderò con quel sorriso ironico, che ho incrociato non più di dieci giorni fa, pensando alle tante serate insieme, le feste, le chiacchierate infinite, quel mondiale del 2006 vissuto davanti al maxi schermo di Prato Giardino, e un pezzo di vita condiviso.

Fai buon viaggio Pietro. 

Per chi volesse salutarlo, i funerali saranno celebrati martedì 10 febbraio alle 12, a San Martino al Cimino. 

Teresa Pierini