VITERBO - Una famiglia allargata, piena di arte e talento, ha festeggiato Rita Savagnone, tributandole l'abbraccio di una famiglia ancora più grande, quella dei viterbesi, insieme per celebrarel'iscrizione della doppiatrice nell'albo d'oro della città di Viterbo.
"L'omaggio ad una voce che ci ha fatto sognare": così l'ha definita l'assessore Antoniozzi aprendo il sipario e mostrando le tante voci che in decenni di carriera sono giunte a noi, dalla Garbo alla Taylor, dalla Loren alla Cardinale. Una via l'altra, il pubblico ha potuto ammirare una carriera immensa e soprattutto comprendere la bravura nell'adattare e plasmare tono e voce al personaggio e alla stessa attrice sullo schermo, proponendole con sfumature completamente diverse.

Può partire la celebrazione che si offre alla città come uno spettacolo messo in scena da una serie di protagonisti: il figlio Federico Amendola, pianista e compositore, la moglie Emanuela Fresi, attrice e cantante, presente con il fratello, l'attore Stefano e Toni Fornari uniti nell'esordio dei Favete Linguis, i nipoti Alessia, che ha seguito la tradizione familiare di doppiatrice, Giulio protagonista con il suo violoncello, e la famiglia musicale dell'Accademia degli Svitati, con Marco Guidolotti e Cristiano Bellavia. Dietro le quinte, pronta a conquistare il palco, un'altra figlia di questa terra, Donatella Pandimiglio.

I racconti di Rita Savagnone al centro della serata, arricchita dalle performance artistiche degli ospiti.
Decisa e forte, come sempre, Rita parla del suo lavoro: "Il doppiaggio non è altro che una traduzione, spesso di grandi artisti, dove la grandezza di uno celebra quello dell'altro. In un film sono fondamentali i tempi dell'attore, che li crea a suo piacimento, inserendosi però in quelli di altri attori in scena, e così al doppiatore di suo resta poco, di certo la sensibilità che permette di approcciarsi al personaggio - precisa raccontando i suoi esordi -: la mia famiglia era dell'alta borghesia palermitana, di cui molti giuristi, mentre mio padre scelse la musica, aprendo la strada all'arte. Arrivai al doppiaggio seguendo l'impegno di mia sorella, dopo la guerra recitavo negli sceneggiati radiofonici in via Asiago. Pensate che il mio primo versamento Enpals (la contribuzione pensionistica per prestazioni artistiche, ndr) fu versata quando avevo 9 anni, interpretando la parte di Gesù Bambino".
Parlando di qualche decennio fa, quale brano può essere migliore, da portare sul palco dai Favete Linguis, direttamente dal repertorio del Quartetto Cetra, che "Un bacio a mezzanotte"?

Ancora video, ancora ricordi, che hanno segnato la storia del cinema italiano, come per la "Medea" Pasolini: "La protagonista era Maria Callas, e dopo il provino, senza sapere nulla mi trovai in sala a vedere il film tra loro due. Lei era una fiamma di odio, furibonda con me che le toglievo la voce, ma era a Pasolini che non andava bene mentre io la trovavo stupenda. Mentre doppiavo non mise mai bocca sul lavoro, quando io avrei voluto tantissimo farmi dirigere, per apprendere qualcosa da lui - ha precisato la Savagnone, proseguendo con altri mostri sacri -. Non è stato sempre così, in carriera ho litigato con Elio Petri e Sergio Leone, che ho sempre ritenuto antipatico. Doppiavo la Cardinale e non scorderò mai una scena: l'attrice era davanti un trenino e aveva un'illuminazione, ripetendo una sola parola. Come si può fare in modo diverso una sola parola? Non l'ho mai capito, ma per ben 536 volte ho inciso Stazione".
Una professione che ha ereditato Alessia, figlia di Claudio Amendola: "Sono privilegiata e onorata di fare il suo lavoro, che pernette di conservare nella memoria le frasi principali dei film, come ricordato da nonna. Ma deve essere fatto bene altrimenti meglio lasciare il sottotitolo" ha sottolineato mostrando lo stesso caratterino di Rita. Un pensiero condiviso anche da Federico, che aggiunge: "La professione è cambiata molto, ai tempi di mio padre Ferruccio non c'era scelta, una prova, una seconda e poi subito a doppiare, perché si incideva direttamente sulla pellicola del film" prima di mettersi al piano per accompagnare la moglie Emanuela nella sua composizione "Quando ti innamorerai".
E ancora musica, con New York New York, cantata da Donatella Pandimiglio, in ricordo del film con Lisa Minelli e Robert De Niro, allora doppiati da Rita e Ferruccio Amendola.

Tra le grandi del cinema, Rita ha impersonato la figura di Greta Garbo, di cui ha doppiato film la cui vecchia banda sonora era ormai rovinata: "Rifacemmo il doppiaggio e furono provinate tantissime attrici. Fui scelta e lavorai in 7/8 film. Studiandola mi accorsi di un dettaglio, essendo bellissima e soprattutto molto alta si trovò a girare con attori più bassi, e per diminuire la differenza prese l'abitudine di inarcare la testa, come per accorciarsi. Provai anche io ad assumere la postura e la voce veniva diversa, riuscendo ad imitarla".
Gli ultimi racconti sono stati dedicati al padre, definito "operaio della musica" e preparatissimo, tanto da lavorare con grandi del tempo come Mascagni. Compose inoltre molti valzer che non riportò in partitura. Se ne salvò solo uno, eseguito davanti ai nipoti Federico e Michele, musicisti, che riscrissero le note. Ed è uno di questi valzer che è stato suonato da Federico al piano, insieme ai colleghi di cui uno speciale, il figlio Giulio.


Pensiero speciale per Rita la dedica dell'assessore Antoniozzi che, vestiti i panni di baritono, le canta la "Serenata" dal Don Giovanni, seguito da una colorata performance di Emanuela e Alessia tratta da Mary Poppins.



Dopo tanta musica l'irresistibile gag comica del trio di attori, ispirata al teatro stravolto dai suggerimenti che arrivano male al maldestro protagonista, stile reso nazional popolare da Gigi Proietti. E nessuno riesce a trattenere le risate.


Lo spettacolo sta per giungere al termine e viene celebrato l'atto pubblico, con la consegna da parte del sindaco Chiara Frontini della targa ricordo dedicata all'iscrizione di Rita Savagnone nell'albo d'oro cittadino.


LA celebrazione finale è di nuovo in note, Federico al piano, tutti gli altri dall'altro lato del palco. La musica è quella di Un bacio a mezzanotte ma il testo è interamente dedicato a Rita, che si alza, si avvicina al figlio e ascolta la sua "famiglia allargata" intonare un ricordo della "sua carriera da festeggiar, questa città ti accoglie a braccia aperte, tu sei la star".



Abbracci finali, con nipoti e pronipoti che raggiungono il palco, Rita Savagnone è davvero una gemma preziosa di questa città.
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi
