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Dodici avvocati portano a giudizio (sul palco) il Comune per rivendicare i sarcofagi di famiglia

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VITERBO - Tornano i processi simulati, ma nel pieno rispetto delle leggi in vigore, per salvare del nocumento delle ingiustizie del passato. Un gruppo di avvocati, ben 12, capitanati da Gugliemo Ascenzi, metteranno in scena stasera, nell'ambito di Ombre Festival, il processo civile avviato dal Lucumone etrusco che dopo 2.500 anni vuole indietro i sarcofagi di famiglia, citando il Comune di Viterbo: "Lavgenio contro il direttore del Museo Civico Dott. Perugio - Ridatemi i sarcofagi di mamma e papà".

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Uno spettacolo, sicuramente, ma anche un viaggio nelle leggi e nelle disposizioni odierne, che potrebbero dare giustizia all'Etrusco, assegnando il possesso familiare dei beni trovati, o meglio trafugati, da lontani discendenti nella sua tomba, oppure lasciarlo sconfitto, nel rispetto del valore pubblico e popolare che ne permette la fruibilità odierna. Deciderà il giudice dopo aver ascoltato i fatti e le requisitorie.

Come si arriva a questi processi? Lo spiega l'avvocato Ascenzi: "Qualche anno fa iniziammo con il primo processo simulato, andando a braccio, su Don Abbondio; il secondo anno se ne occupò l'Ordine con un bellissimo processo in cui fu giudicato Gianciotto Malatesta per l'omicidio di Paolo e Francesca. Dopo ho ripreso in mano le redini, togliendo qualsiasi velleità di serietà  e quindi cercando di far ridere pur inziando a studiare e approfondire fatti storici nel nostro territorio, istruendo sia processi penali che civili, e infine altri amministrativi e del lavoro. Inizio pensando a fatti storici importanti del territorio, provando a capire eventuali implicazioni lette al nostro tempo, secondo i nostri punti di vista".

Nel tempo finì alla sbarra Raniero Capocci per il sequestro di persona dei cardinali in conclave e danneggiamento del tetto. Per inciso fu condannato a 3 anni e sei mesi di reclusione. Poi toccò a frate Annio da Viterbo, anche questo penale, ovviamente per falso, ma fu assolto, merito del pubblico ministero, che era il dottor Siddi, che sottolineò come i suoi falsi erano prassi del tempo, in quanto nel mito fondativo di tutte le città dell'antichità c'era sempre qualcosa di esagerato, di mitico se non proprio falso. Poi il pensiero, e l'azione giuridica, seguì la richiesta civile degli esuli di Ferento, ancora contro il Comune di Viterbo per risarcimento dei danni da guerra, in quanto imprescrittibili, nonostante siano trascorsi secoli. Vinsero ma il risarcimento fu morale: organizzare degli spettacoli nell'area di Ferento per valorizzarne la memoria.

Per Santa Rosa si organizzò un ricorso al Tar, insieme al'Università della Tuscia, per l'annullamento del decreto di allontanamento, l'esilio della piccola Rosina dalla città verso Soriano, in pieno inverno e sotto la neve, provvedimento ghibellino che fu giustamente annullato, un pizzico di giustizia, almeno ai nostri tempi. L'ultimo processo fu una vertenza di lavoro intentata dai congiunti del Brigante Tiburzi, provando a suffragare la tesi che non fosse il brigante maremmano passato alla leggenda ma solo un esattore per conto dei proprietari terrieri e che il "pizzo" che chiedeva casa per casa non era altro che un lavoro, richiedendo quindi il pagamento di stipendi, contributi e tutti i diritti previsti per legge. 

Ora tocca agli Etruschi, altro pezzo importante della storia di questo territorio, come aggiunge l'avvocato: "Mi è venuto in mente immaginando la tomba degli Etruschi come una sorta di magazzino, una proprietà in cui inserivano oggetti e manufatti personali. Quindi se qualcuno scava una tomba per appropriarsi di quanto presente al suo interno, secondo me, potrebbe invocarsi una richiesta da parte dell'Etrusco di turno. Per questo ho pensato ad un'azione di rivendicazione nei confronti del Comune di Viterbo, per richiedere la restituzione di tutto quello che è contenuto dentro la tomba di un ipotetico lucumone che torna in vita dopo 2500 anni. Quello che vedranno gli spettatori sul palco è ancora una volta una versione ironica di un processo, per una serata di leggerezza. Con i colleghi abbiamo impostato l'esposizione dei fatti secondo le regole processuali attuali - prosegue Ascenzi - in una cornice di spensieratezza. Andare a rivendicare al Comune proprietà etrusche deve far pensare a tutti noi quanto sia importante non dimenticare la bellezza di quello che abbiamo, che ciascuno dovrebbe considerare come un pezzettino di nostra proprietà pubblica, orgogliosi della nostra storia". 

La struttura del processo è tracciata, ma il finale sarà una sorpresa per tutti: le discussioni dei due avvocati sono personali e libere, senza copione, così come la decisione del giudice. L'epilogo sarà quindi una sopresa per attori e spettatori, in punta di diritto.

"Ci saranno sorprese - conclude Guglielmo Ascenzi - vi stupiremo, alcune performance saranno particolari, come per il braccio di Rossi Danielli, interpretato da un avvocato che per hobby è anche mago. Ricordo che nessuno di noi è attore, potremmo avere in mano un copione, sbirciare qualcosa o magari sbagliare, ma sarà tutto fatto con naturalezza e simpatia".

L'appuntamento è stasera (23 luglio) alle 21,15 in piazza San Lorenzo (con ingresso gratuito).

Personaggi e interpreti (tutti avvocati):

Guglielmo Ascenzi – Primo poliziotto, sceneggiatore
Salvatore Piermartini - Secondo poliziotto
Anna Paradiso – Giudice
Michele Mancini – Tirocinante
Franco Laugeni - Lucumone Lavgenio
Leonardo Ricci - Avvocato del Lucumone
Stefano Perugi – Dir. del Museo Dott. Perugio
Luigi Sini – Avvocato del Direttore
Salvatore Piermartini– Tombarolo
Corrado Cocchi – Sarcofago (padre)
Silvia Melandri - Sarcofaga (madre)
Stefano Fapperdue - Luigi Rossi Danielli
Stefano Brenciaglia – Aruspice Kornos
Lorenzo Lepri e Claudia Caporossi - Quadri

Teresa Pierini