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L'intervista - Mario Giordano: "Un giornalista deve andare oltre la versione ufficiale cercando dati nascosti"

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VITERBO – Il giornalismo, specie d’inchiesta, è il mezzo principale per scoprire quello che normalmente non viene messo in evidenza, ma questo comporta impegno, lavoro, dedizione, specie verso i lettori. Tra i giornalisti che maggiormente rappresentano questa missione è sicuramente Mario Giordano, mente e volto di Fuori dal Coro, che lunedì sarà protagonista ad Ombre Festival.

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Cosa ci si aspetta dal direttore? Sicuramente nomi e cognomi ma anche tanto altro, per questo lo abbiamo intervistato provando a capire cosa porterà nei due incontri (a Bagnoregio prima e Viterbo poi) presentando il libro “Maledette Iene”.

Partiamo dal luogo, conosce Viterbo e Bagnoregio?

“A memoria dovrebbe essere la prima volta che vengo a presentare un libro a Viterbo, ma come città la conosco, anche come luogo di origine di Brachino e una serie di colleghi che vengono dalla provincia. Bagnoregio invece non l’ho mai vista”.
Dal Belvedere avrà una vista meravigliosa, ci permettiamo di anticiparlo.

Passiamo al libro, perché dedicarsi a persone che definisce iene?

“Ho cercato di fare un libro che riscopra quello che facciamo normalmente in trasmissione: il gusto di raccontare le cose chiamandole per nome e cognome, non per convincere la gente ma per farla pensare. Stiamo passando da un’emergenza ad un’altra, una sorta di cappa del pensiero unico, con la sistematica colpevolizzazione delle persone e la demonizzazione del pensiero divergente, questa è la vera emergenza reale. I miei libri sono come le trasmissioni, provo a rimanere attaccato alla realtà. In ‘Maledette iene’ ci sono racconti, fatti e nomi, tutto con il criterio dell’inchiesta, per sovvertire la comunicazione a senso unico”.

Pensa che sulla comunicazione stiamo correndo rischi?

“Oggi con l’emergenza climatica vengono date informazioni e dichiarazioni palesemente false, come ieri per altre emergenze, come quando Draghi, parlando di non vaccinati, disse che erano pericolosi perché infettavano, basandosi su dati taroccati. Un altro esempio di oggi riguarda l’emergenza climatica: parlano di un eccesso di morti del 2022 da imputare al caldo dell’anno scorso, mentre se si guardano i dati l’eccesso è tra ottobre e dicembre. Quindi le cose sono due: o si parla di riscaldamento delle palle di Natale... o di quelle che ci raccontano. Scrivendo provo a dare un contributo per far pensare”.

Il rischio è di venir accusati di essere sempre ‘no qualcosa’ però…

“Non credo ai complottisti, non mi toccano le etichette. Compito del giornalista è andare oltre le verità, e penso ad Andrea Purgatori, appena scomparso, che è andato oltre la versione ufficiale cercando dati nascosti".

Poi ci sono i social, quanto danno rischiano di fare?

“I social preoccupano ma mi preoccupano più le bugie di Stato, abbiamo vissuto in un paese dove sono stata cancellate le conferenze su Dostoevskij o concerti di Čajkovskij per far passare il messaggio dei 'russi come brutti e cattivi.' I social sono parte ‘dell’intortamento’, abbiamo consegnato nelle mani delle grandi aziende informatiche la nostra vita, facendogli fare controlli, acquisire dati e accrescere un potere economico finito in mano ai giganti, che sono sopra la stessa politica. La nuova economia non è così bella come si dipinge, i poveri sono sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi”.

Con le sue inchieste giornalistiche ha dimostrato che in fase pandemica sono state dette falsità e nascoste verità. Spera che ci sia un seguito, magari giudiziario?

“Spero che la commissione d’inchiesta acquisisca quello che abbiamo mandato in onda, perché hanno nascosto e modificato dati sugli effetti avversi. Ciascuno di noi può essere sostenitore di qualsiasi medicina o vaccino, ma è giusto dare le informazioni corrette: gli italiani sono stati trattati come bambini scemi, ma nell’interesse di chi e in nome di quale scienza? Quella che è stata trasformata in religione? La vera scienza ha bisogno del dubbio, della domanda, e non deve aver paura di chi è stato male, che va aiutato ed è necessario basarsi sulla loro esperienza per migliorare. C’è stata una censura assurda, ho visto persone in trasmissione trattate come matti, non più ricevuti, lo stesso è toccato a medici che curavano le persone”.

C’è ancora molto da dire e fare sull’argomento?

“Certo, e ai viterbesi dico venite a sentire questo e tanto altro”.

Il doppio appuntamento di Ombre Festival con il direttore Giordano è lunedì 24 luglio, alle 19 al Belvedere Falcone e Borsellino a Bagnoregio e alle 21,15 in piazza della Repubblica a Viterbo.

Teresa Pierini