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La battaglia di Fosca Speranza: "Con determinazione e amore si supera tutto, anche il Covid 19"

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VITERBO - Da quasi tre mesi non si parla d'altro, di virus, di coronavirus. Telegiornali, informazione, palinsesti travolti dalla notizia del secolo: la pandemia che dalla Cina si è sparsa nel mondo, facendo centinaia di migliaia di vittime.

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Poi però ci sono le storie belle, quelle a lieto fine, ma che lasciano comunque un segno. Abbiamo sentito Fosca Speranza, una tra le prime "positive" in città che non ha mai nascosto nulla, mettendoci la faccia e avendo in risposta tanta amicizia e supporto.

Questo il suo racconto, dai primi sintomi alla fine, con quei due tamponi negativi.

"Ero sempre raffreddata, con qualche linea di febbre, non alta ma continua, insieme a forti dolori alle spalle e alla schiena. Inoltre non sentivo bene i sapori, cosa che ora sta pian piano rientrando. Ascoltando le notizie chiamai il mio medico di base, il dottor Stefano Bevilacqua, che ha fin da subito compreso che ero perfettamente nel protocollo".

Uno di quei casi in cui, specie all'inizio, ci si raccomandava di non uscire di casa, attendendo il tampone per l'esito. Un esito che non tarda ad arrivare: "Feci il tampone a domicilio e arrivò la notiza, ero posivita, con un grande disorientamento iniziale da parte mia. Non avevo febbre alta, quindi restavo in isolamento fiduciario in casa, dove venivo chiamata periodicamente per verficare lo stato di salute, specie per quanto riguardava eventuali problemi di respirazione".

Superato lo shock arriva la consapevolezza: "Mi sentivo come un'appestata ma per fortuna sono stata aiutata da tanti amici, fondamentali per esempio per fare la spesa, che mi lasciavano fuori dalla porta, e la sera anche la cena. Sembrava tutto surreale, venti giorni di fila con la febbre tra 37,3 e 37,5. Poi finalmente una terapia, e di questo ringrazio ancora il dottor Bevilacqua, e finalmente è scesa".

Un virus che si diffone e quindi complica la vita anche ad amici e familiari con cui si sono avuti contatti nel periodo a ridosso della scoperta: "Diventa una questione familiare, e purtroppo subito è toccato a mamma, persino ricoverata, e poi a mia sorella, che sta ancora lottando. Mamma ne è uscita ed ora è con me, così abbiamo anche festeggiato insieme la sua festa".

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Una lotta difficile, che si vince anche con l'aiuto degli altri: "Rimangono le paure ma ci vuole forza, quella che ti viene da dentro ma anche dagli altri, dagli amici di sempre, da quelli ritrovati. Voglio ringraziarli tutti, in particolare le mie amiche dottoressa Luana Pontani e dottoressa Valentina Selbman. Poi un pensiero speciale a Simona Tartaglia, che conoscendo la mia passione per il teatro mi ha coinvolta nelle sue lezioni di cinematografia online, che mi hanno dato la voglia di fare qualcosa di bello, imparando e accompagnandomi nei momenti finali della malattia".

Poi si torna alla vita, con i suoi gesti che spesso diamo per scontato ma che in questi casi tornano come se fossero speciali: "L'emozione della prima volta, sembra strano, ma è stato così uscire a fare la spesa. Poi la sorpresa, l'auto ferma da tempo e la batteria non si avvia, e di nuovo tanti amici e vicini che vengono in aiuto. Qualcuno no, qualcuno ha mostrato un po' di sospetto. Il prossimo passo sarà il test sierologico e magari se sarà possibile potrò aiutare con il plasma chi ora sta male. E' finita, bene, e per questo ringrazio ancora il dottor Bevilacqua per il suo continuo sostegno. Con determinazione e amore si supera tutto, anche il Covid 19".

Teresa Pierini