VITERBO - Roberto Nisini, fratello dello scrittore Giorgio e figlio di questa terra, immunologo all'Istituto Superiore di Sanità, ha sviluppato con altri due ricercatori uno studio che dimostra l'incidenza di 3 fattori di rischio nell'infezione da Covid19: l’esposizione virale, la debolezza immunitaria e uno sforzo fisico intenso nei giorni dell’incubazione.
La notizia è stata pubblicata sull'Huffington Post, dove è stato ripreso un articolo pubblicato sulla rivista scientifica internazionale "Pediatric Allergy ed Immunology".
Come precisa l'articolo, che riprende un'agenzia Ansa, lo studio evidenza che la guarigione è legata al comportamento nei primi 10-15 giorni della malattia, e tutto si giocherebbe su tre elementi cruciali: l’esposizione virale, la debolezza immunitaria o uno sforzo fisico intenso nei giorni dell’incubazione, mettendo insieme le manifestazioni cliniche del virus, dalle forme asintomatiche alla morte.
Il modello scientifico è elaborato da tre ricercatori italiani: Paolo Maria Matricardi (Charité Universitätsmedizin Berlin), Roberto Walter Dal Negro (National Centre of Pharmacoeconomics and Pharmacoepidemiology Verona) e Roberto Nisini (Reparto Immunologia, Istituto Superiore di Sanità).
Il virus può superare il primo round di circa due settimane se: l’immunità innata è debole (questa condizione si realizza in molti anziani e nei soggetti privi di anticorpi per difetti genetici), l’esposizione cumulativa al virus è enorme (questa situazione si realizza per esempio tra medici e operatori sanitari che hanno curato molti pazienti gravi senza le opportune protezioni) e si compie un esercizio fisico intenso e/o prolungato, con elevatissimi flussi e volumi respiratori, proprio nei giorni di incubazione immediatamente precedenti l’esordio della malattia, facilitando così la penetrazione diretta del virus nelle vie aeree inferiori e negli alveoli.
Spiegano i ricercatori: se SarsCov2 supera il blocco della immunità innata e si diffonde dalle vie aeree superiori agli alveoli già nelle prime fasi dell’infezione, allora può replicarsi senza resistenza locale, causando polmonite e rilasciando elevate quantità di antigeni. La successiva risposta immunitaria è ritardata e, incontrando grandi quantità di virus nel frattempo già replicato in moltissime copie, provoca una grave infiammazione che porta a complicazioni che spesso richiedono terapia intensiva e, in alcuni pazienti, causano il decesso.
Questo modello, rileva l’Iss, “potrà contribuire a meglio orientare provvedimenti mirati alla gestione della seconda fase della pandemia nel nostro Paese ed a stimolare la ricerca clinica”. Si tratta di “un importante passo avanti nella lotta al virus, perché mette insieme tutte le tessere di un enorme puzzle e offre ai medici, ai ricercatori e agli amministratori - conclude l’Istituto superiore di sanità - il primo ‘navigatore’ per meglio orientarsi nella prevenzione, diagnosi, sorveglianza e provvedimenti di salute pubblica”.
