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Bullismo via social che diventa anonimo: l'appello disperato di una madre

Viterbo
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VITERBO - Sfogliando i social, questa mattina, è saltato fuori un appello di una mamma che non può cadere inosservato. Come sanno i nostri lettori in queste pagine scriviamo di cultura, ma l'educazione e il rispetto fanno pienamente parte della cultura civica che, spesso per colpa dei social, rischia di mancare.

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Stiamo parlando di una nuova applicazione, che non nominiamo per evitare ulteriore pubblicità, che sta crescendo in modo esponenziale tra gli adolescenti. E' collegata ad Ig, il social più usato dai giovani insieme a Tik Tock, e permette la comunicazione anonima verso un destinatario, partendo da una "storia" o da una sua domanda.

Sembrerebbe nulla di strano ma non c'è cosa peggiore, specie on line, di offrire a qualcuno la possiblità di scrivere senza essere individuato. In realtà non è così, come ogni applicazione e programma le tracce lasciate sono tantissime e la polizia postale individua il mittente, in caso di denuncia. Iniziamo quindi ad avvertire questi bulli virtuali che di anonimo non c'è proprio nulla, e che presto potrebbero essere chiamati a rispondere su quanto scritto.

Cosa è avvenuto? Senza andare nel dettaglio per non turbare ulteriormente l'animo delle persone ferite, nella realtà purtroppo, non virtualmente, una mamma ha lanciato un appello, pubblicando anche screen shot che nulla hanno di divertente. Si offende un membro della famiglia, un soggetto debole, con prese in giro, epiteti e ingiurie da codice penale. E molto probabilmente lo stanno facendo altri coetanei, ragazzi che nulla hanno da fare nella vita che offendere gli altri, ferire ragazze, mortificare famiglie, nascondendosi dietro uno stupido anonimato.

Basta cercare online e ci si rende conto che questo nuovo "giochino" viene utilizzato per istigare addiritttura il suicidio, offendere, bullizzare. Negli Usa, l'azienda produttrice ha garantito di avere un efficace sistema di filtri per evitare inconvenienti, ma molto probabilmente non funzionano o non sono organizzati per la lingua italiana.

Non vogliamo ferire ulteriormente questa ragazza che ha fatto l'unico errore di scaricare un'app consigliata dagli amici, ma facciamo i complimenti alla mamma che ha avuto il coraggio di scoperchiare questo vaso di Pandora, denunciare tutto alla Polizia postale, e chi ha sbagliato sarà coinvolto.

Un appello agli altri genitori, a controllare cosa accade in quel piccolo mondo elettronico fatto di chip e byte che potrebbe in un attimo rovinare la vita di un'adolescente, di un bambino, della sua famiglia, e magari anche di qualche adulto indifeso, solo.

Serve cultura, serve tantissima cultura per evitare di perdere completamente di vista il mondo reale, dove si nascondono insidie ma mai quante nella scatolina magica degli smartphone.

Chiudiamo con l'ultima frase di quell'appello, che riassume tutto il dramma e la speranza di cambiare le cose: "Ringrazio tutti coloro che hanno letto,  e che faranno qualcosa di concreto per aiutarci".

Teresa Pierini