Il nostro sito utilizza cookie e tecnologie simili per ricordare la vostra visita, raccogliere statistiche delle visite e adattare il nostro sito ai vostri interessi. Per maggiori informazioni o per impostare le preferenze dei cookie, in qualsiasi momento è possibile utilizzare il nostro strumento «Impostare le preferenze dei cookie» riservato a chi è registrato al sito. Accettando si prosegue la navigazione e si acconsente all’ installazione dei «cookie» da parte nostra o di terzi.

Fede e fedeltà: l'interpretazione artistica degli artigiani in mostra per Forme e colori nella terra di Tuscia

VITERBO - Inaugurata Forme e colori nella Terra di Tuscia, la mostra organizzata dal Cna Civitavecchia e Viterbo per omaggiare il mondo artigiano, sottolineandone l'aspetto artistico.

L’inaugurazione all'interno del Museo della Ceramica di Palazzo Brugiotti con il taglio del nastro del padrone di casa il presidente della Fondazione Carivit Luigi Pasqualetti con il segretario Emanuel Fulvi, il segretario e il presidente della Cna di Viterbo e Civitavecchia, rispettivamente Attilio Lupidi e Alessio Gismondi, Cinzia Chiulli, presidente dell'Unione Cna Artistico e tradizionale di Viterbo e Civitavecchia, la direttrice del museo Silvia Valentini, i presidenti di Cna Lazio e Cna Roma, nell’ordine Michelangelo Melchionni e Roberto Orlandi, il direttore di Cna Firenze Lorenzo Cei, e il segretario della Camera di Commercio Rieti-Viterbo Francesco Monzillo.

Dopo aver ricordato storia e importanza della manifestazione (leggi anche Forme e colori nella terra di Tuscia celebra la fedeltà dell'artigianato: sabato al via la mostra concorso) Chiara Tosaroni, coordinatrice dell’unione Cna Artistico e tradizionale Lazio e Viterbo, ha illustrato le opere ai numerosi presenti.

Prima dell'apertura hanno visitato la mostra anche la vicepresidente del parlamento europeo Antonella Sberna, il prefetto Sergio Pomponio, il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio Enrico Panunzi, i consiglieri regionali Daniele Sabatini e Giulio Menegali Zelli Iacobuzi, i consiglieri comunali Matteo Achilli e Alessandra Troncarelli. 

La mostra concorso resterà aperta fino al 25 ottobre, il tema scelto quest’anno è Viaggio nella fedeltà dell’artigianato, un invito a raccontare, con le proprie mani, come la tradizione possa essere forza creativa nel presente. E poi ancora le Faber Experience 2025, le esperienze laboratoriali con gli artigiani. Tutte le info sul sito www.mostraformeecolori.it 

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi

Questi gli artisti presenti nella mostra e la descrizione dell'opera (foto nella gallery, con i protagonisti dell'inaugurazione)

Alba Bufano - Roma
Umanità d’oro, incenso e mirra
Una barca in mezzo al mare, metafora e realtà dei nostri giorni. Una barca che traghetta anime ma che trasporta anche sogni, speranza e fede. Nella moltitudine di colori, etnie, caratteristiche, generalità ma soprattutto corpi, chi crede in Dio, in un suo personalissimo Dio, potrà guardare al cielo e sorridere, la sua luce ci guiderà come ha guidato i Re Magi. Le miniature realizzate al tornio dai maestri grottagliesi si adagiano su spicchi d’argilla lavorata e decorata a mano.
Opera non in concorso

Catia Roncella - Montefiascone
Il cavallo a dondolo,giocattolo per eccellenza e nostro “cavallo di battaglia ” fin dalla fondazione della nostra azienda nel 1985, giusto 40 anni fa!
L’oggetto è proposto oggi con una linea più moderna, ma la sua realizzazione rispecchia fedelmente le tecniche del passato, gli stessi strumenti. Interamente fatto a mano. Una volta assolto il suo scopo ludico, assume il ruolo di oggetto di arredo, unico ed originale. Realizzato in legno massello di abete naturale, con inserti in cuoio, affascina con il suo dondolío e ci riporta a nostalgiche atmosfere di  infanzia.

Cinzia Chiulli - Viterbo
MURA DEFENSIVE DI TERRITORI INTERIORI
Una “piramide umana”, che prende la forma dei facchini di Santa Rosa , realizzata da mattoni che entrano e fuoriescono dalla loro silhoutte.
Il loro corpo diviene “forza” pronta a racchiudere e al contempo sostenere la divinità. Ogni essere umano acquista un significato globale e rivela i legami con tutti gli altri, così come ogni singolo mattone che, unito agli altri, costruisce le mura della città, pronto a proteggerle e difenderle.
I mattoni che la compongono indicano che si tratta anche di una costruzione vivente dotata di enorme sensibilità; è la visione di una grande società umana costruita sulla fede e sulla spiritualità, e in una visione più “piccola” il corpo individuale di ciascuno di noi che si aggrega a quello degli altri. Come avviene durante il “trasporto”, ogni emozione si unisce a quella degli “spettatori” dando forma allo “spettacolo” della celebrazione umana, dove ogni battito si unisce a quello degli altri. Non siamo più un territorio interiore che appartiene solo a noi ma una forza indomabile che improvvisamente dall’interno all’esterno e dall’alto verso il basso fa esplodere l’energia dell’unione, un corpo umano nella piena ricezione dell’altro e il “mattone” diventa trasformazione e ricostruzione.
La bellezza di un “edificio” si manifesta quando vengono a crollare le impalcature che hanno permesso di costruire, ma quando “l’impalcatura” è lo stesso essere umano che da materia, diventa un tempio umano, inteso come unità divina esplosa in tanti frammenti, vede Santa Rosa, depositaria di un tesoro spirituale, riuscire ogni anno ad unire tutti i frammenti a ricostruire l’unità nella speranza dell’amore.

Daniela Lai - Viterbo
Umiltà cristiana
Croce commemorativa dedicata a Papa Francesco nell’anno del Giubileo e della sua morte A. D. MMXXV. A Papa Francesco vicino agli ultimi, ai senza voce, a chi riposa sulla terra nuda. Croce latina in terra rossa (cm 60×36), la cui superficie riprende la texture del cartone usato dai senzatetto. Il Cristo crocifisso è reso come un disegno a carbone, simbolo di fragilità e umiltà.

Daniele Cristofanilli - Tuscania
Oltre mare
Prototipazione 3D di una borsa che unisce artigianalità e sperimentazione materica. La parte centrale è realizzata con ritagli di pelle provenienti da una fabbrica locale di pellame, dando nuova vita a materiali di scarto. I lati sono pensati in resina epossidica colorata, in un dialogo tra tradizione e innovazione, materia naturale e contemporaneità.

Danilo Bonucci - Viterbo
Girocollo in argento 925 millesimi realizzato con catene multifili e ciondoli di cornici con foto di dipinti e sculture accomunate dall’elemento del “bacio”, gesto d’amore universale, che qualsiasi individuo ha avuto modo di apprezzare sia nel donarlo che nel riceverlo. Una manifestazione che è al, tempo stesso, delicata e intensa, un gesto d’intimità come nessun altro.

Elena Bassetti - Civitavecchia
Continuità
Infinito è il viaggio per l’artigiano nell’apprendere e mantenere alto il valore “del fatto a mano” attingendo dal passato per guardare al futuro.
Tale gioiello ha due chiavi di lettura,a seconda della direzione in cui si decide indossarlo, nell’andamento in senso anti orario della spirale troviamo una scala formata da tanti pioli irregolari realizzati in argento riciclato grezzo, a simboleggiare il passato, il cammino intrapreso nella conoscenza del “saper fare”.
In senso orario la direzione è verso il futuro, la spirale si fa contenitore lucido di un filo di granati irregolari che percorrono tutta la struttura della stessa in rappresentazione del sostegno, protezione e ispirazione necessaria al “pellegrino” per affrontare il suo viaggio con fiducia e determinazione, il tutto sostenuto da fili di oro giallo 18k riciclati.
Le tecniche usate sono L’assemblaggio direttamente in metallo di tutte le parti esistenti della collana, i fili di argento riciclati e lasciati grezzi (senza smerigliatura ne lucidatura) provengono dagli scarti di altre lavorazioni, come anche il filo di oro giallo. Il filo di piccoli granati irregolari è percorso da un filo di argento 925 che è fissato alla struttura portante della spirale senza saldatura.

Elena Mameli - Tuscania
Il piatto è interamente realizzato in ceramica e decorato con una  combinazione di tempere e acrilici. L’opera è ulteriormente arricchita da dettagli applicati in foglia dorata, che conferiscono un tocco di raffinatezza e luminosità, esaltando la preziosità della figura e sottolineandone il valore artistico ed estetico.
Dimensioni: 80 x 80
La rappresentazione della figura di San Michele che sconfigge il male diventa l’ emblema della vittoria della luce divina sul peccato e della protezione spirituale nel cammino di conversione.  L’ arcangelo raffigurato ispira i pellegrini a intraprendere un percorso di purificazione e rinascita interiore, incarnando lo spirito stesso del Giubileo come tempo di misericordia, perdono e rinnovamento della fede.

Elisa Giovannini - Vetralla
Composizione floreale realizzata attraverso modellazione manuale di cera d’api e cera d’oliva, materiali selezionati per la loro duttilità e resa estetica. I fiori, plasmati con tecniche di lavorazione artistica tradizionale, sono valorizzati mediante da elementi naturali essiccati, al fine di conferire alla creazione un carattere decorativo e materico più
articolato.

Enrico Mattei - Tuscania
Easy chair di origine inglese, databile al XVIII secolo. Ideata da ebanisti e designer dell’epoca per garantire comfort e privacy, presenta schienale alto e seduta avvolgente, mentre le ampie “orecchie” laterali erano funzionali alla protezione dal calore e dalle correnti d’aria. L’opera è stata sottoposta a intervento di restauro, finalizzato a preservarne le caratteristiche formali e funzionali originarie.

Fabio Brasili - Tuscania
Collana realizzata con tecnica a lume – vetro fuso con cannello, lavorato intorno a degli aghi di acciaio-  ispirata ai colori della Zaffera.
Opera non in concorso

Federica Peruzzi - Montalto Di Castro
Borsa interamente cucina a mano con filati di puro cotone. Realizzata all’esterno in seta indiana ricamata e foderata in taffettas di seta. All’interno della borsa è cucinata una pochette realizzata con la stessa seta dell’esterno. I manici sono stati impreziositi da perle di vetro di Murano
-
Borsa interamente cucita a mano con filati di cotone prima qualità. Per l’esterno è stato utilizzato un pizzo macramè di Liguria e la fodera è in tessuto di cotone trapuntato a losanghe poi rifinito con del nastro grogrè. I manici realizzati in bachelite.
Opera non in concorso

Gianluca Merlonghi - Roma
In quest’opera ho voluto raccogliere in un’unica creazione le mie due grandi passioni: la scultura e i gioielli. Si tratta infatti di una scultura in ceramica con parti (gli occhi e la bocca) che possono essere estratti ed indossati come gioielli.
Ho creato un volto idealizzato ispirandomi all’arte classica, contaminandola con elementi moderni, simbolici giungendo ad un risultato finale onirico e quasi surreale.
La scelta dei materiali è stata dettata dalla ricerca dell’armonia ma anche dal mio percorso formativo iniziato quando, ancora bambino, ho imparato a modellare l’argilla presso il laboratorio della mia famiglia, proseguito con gli studi di design e realizzazione di gioielli per approdare infine nella scultura in pietra.
Questa maschera simboleggia la persona (la parola “persona” in latino significa appunto maschera, personaggio teatrale). I vari elementi di cui è composta e in cui è suddivisa alludono al fatto che ciascuno di noi è composto da tante parti diverse. Per questo motivo giungere a scoprire la vera essenza, la propria in primo luogo, non è qualcosa di banale ma richiede una ricerca, un percorso, un viaggio.

Glauco Cambi - Roma
“Il candelabro per sua stessa natura è un oggetto che nell’immaginario di tutti rappresenta una funzione necessaria che è quella di portare luce, nel caso specifico concettualmente di far luce su l’artigianalità e il sapere manuale.
Ho sviluppato nel progetto un tema a me sempre caro e presente nel mio lavoro che è quello della precarietà e degli equilibri visivamente instabili, di oggetti tenuti insieme da legature di fortuna e nodi.
L’unione di tecnica e mia identità artistica, è particolarmente chiara in questo oggetto in cui un tema così antico è stato reinterpretato e coniugato secondo la mia visione.
Il candelabro è stato realizzato con la tecnica della cera persa unita a tecniche dirette. 
La tecnica diretta con cui è stata fatta la legatura aggiunge un ulteriore tocco contemporaneo all’oggetto e dà forma e corpo al senso di precarietà e fragilità che volevo trasmettere: i tre bracci sono tenuti saldamente insieme dai lacci di argento ma ad uno sguardo distratto sembrano in equilibrio instabile e sul punto di cadere.
I bracci in bronzo, modellati in cera, evocano invece forme organiche volutamente irregolari”. 

Immacolata Coppola - San Lorenzello
Il conflitto del piatto
L’opera nasce da un dialogo profondo con la tradizione ceramica di San Lorenzello, nota per la sua eleganza formale e la ricchezza decorativa.
La scelta è ricaduta su un oggetto fortemente simbolico e quotidiano come il piatto, rispettandone le linee classiche e i motivi ornamentali tipici della tradizione. Non si è trattato, tuttavia, di una semplice riproduzione: l’intento è stato quello di indagare e rappresentare un momento di rottura, una crisi interiore.
Il piatto, in questa visione, non è più solo un oggetto statico, ma diventa protagonista di una narrazione emotiva e simbolica. L’opera raffigura un preciso istante, quasi impercettibile, in cui la forma si altera: si piega, si contrae, si spezza nel suo equilibrio. È un momento di tensione, di conflitto interiore, come se il piatto stesse vivendo una lotta invisibile tra il bisogno di mantenere la propria identità e la spinta verso il cambiamento.
Questa trasformazione – che nella realtà avverrebbe in una frazione di secondo, sfuggente e invisibile all’occhio umano – viene fissata per sempre attraverso la materia. La maiolica, con la sua capacità di conservare forma e dettaglio nel tempo, ci consente di immortalare l’invisibile: un attimo che altrimenti passerebbe inosservato, diventa eterno. “Il conflitto del piatto” è quindi una riflessione visiva sul cambiamento, sull’identità e sul momento critico in cui qualcosa – o qualcuno – si trova sospeso tra ciò che è stato e ciò che potrebbe diventare. Una crisi che, pur nella sua fragilità, diventa forma e memoria attraverso l’arte ceramica.

Irene Lupi
Rimanere fedeli all’artigianato significa scegliere la lentezza, custodire un sapere antico e trasformare ogni imperfezione in un segno di unicità. È un atto di resistenza e di cura verso il proprio lavoro, verso chi lo indosserà e verso la storia che continua a vivere nei gioielli. Questo Collier nasce da quella visione: un omaggio alla Sabina, la mia terra d’origine, fonte inesauribile di ispirazione e alle donne che ne hanno tramandato la memoria con forza e coraggio. La sua storia prende forma dal mito del Ratto delle Sabine, evocato in questa creazione non per raccontarne la violenza, ma per dare voce alla parte dimenticata: quella delle donne che, con la loro presenza e fermezza, seppero fermare la guerra trasformandosi in portatrici di pace. L’opera si rappresenta un’armatura, simbolo di resistenza e determinazione, ma racchiude al suo interno un linguaggio armonico e delicato. I materiali e le forme ne amplificano il significato: foglie e rami d’ulivo fusi in bronzo giallo richiamano un simbolo universale di
pace, mentre le Labradoriti incastonate, simili a piccole olive, custodiscono luce e trasformazione.
Ogni elemento, realizzato con la tecnica della cera persa e poi rifinito a mano, conserva la fedeltà a un sapere artigianale che il collier intende celebrare.
La struttura, complessa ma leggera, tiene in equilibrio forze opposte. Al centro, una perla scolpita a mano con forma di teschio, avvolta da una corona d’ulivo, ricorda il sacrificio delle Sabine che – come narra Plutarco – si gettarono tra le armi per fermare la violenza. Sul retro, un gladio romano abbracciato da rami d’ulivo diventa contrappeso: la spada, emblema di potere e discordia, viene resa vana dalla forza disarmante dell’ulivo. Catene e giunzioni forgiate e saldate a mano tengono insieme la struttura, richiamando l’equilibrio che quelle donne seppero generare tra due popoli nemici.
Il collier si fa così equilibrio di opposti: tra fronte e retro, peso e contrappeso, guerra e riconciliazione. È il risultato di gesti antichi come scolpire, fondere e incidere, attraverso cui l’artigianato restituisce storie universali (questa la toglierei tutta è ripetitiva). Un tributo alle donne Sabine – da vittime a protagoniste – e alla forza della creazione orafa, capace di raccontare la bellezza e la complessità della vita con un linguaggio autentico e imperfetto.

Lidia Rita Scalzo - Vetralla
L’opera “SIGERICO” racconta, in forma visiva, le tappe italiane percorse da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, lungo la storica Via Francigena in Italia
Il quadro è diviso in tre sezioni che guidano l’osservatore lungo il cammino:
In alto si trovano i nomi delle località attraversate in Italia, da Urbis fino alle Alpi, come nel diario di viaggio di Sigerico
Al centro, un cordone di canapa rappresenta simbolicamente la corda del saio del pellegrino, evocando il legame con la spiritualità e la fatica del cammino
 In basso, si snoda il paesaggio che parte dalla Basilica di San Pietro per poi attraversare fiumi, laghi, boschi, pianure e infine le montagne alpine
Il quadro è stato realizzato con una tecnica materica, usando stucco resinifero e pigmenti naturali, che gli conferiscono una forte espressività e una connessione profonda con gli elementi naturali.
“Sigerico” è un viaggio tra storia, natura e spiritualità, che invita a riscoprire la bellezza del cammino e delle radici culturali europee

Luca Cristofori - Caprarola
Gli abiti realizzati per il carro allegorico di prima categoria “Per una sana e robusta Costituzione” si distinguono per l’originalità creativa e la qualità sartoriale, che hanno portato all’assegnazione del Premio al miglior costume dei carri allegorici del Carnevale di Viareggio 2025.
L’autore ha sviluppato un progetto che unisce ricerca storica, sperimentazione tecnica e innovazione materica. L’ispirazione è stata tratta dall’estetica italiana degli anni ’40 e dalle avanguardie stilistiche dell’epoca, reinterpretate in chiave contemporanea per rafforzare la forza narrativa del carro.
La collezione comprende oltre 160 costumi realizzati interamente a mano, caratterizzati da: linee strutturate con spalline imbottite; utilizzo di cromie audaci come il rosa shocking e motivi classici quali il pied-de-poule; sperimentazione con materiali non convenzionali, ad esempio giacche maschili confezionate con tessuti normalmente destinati alle scarpe da ginnastica.

Lucia Maria Arena - Viterbo
Un artigiano che da tutto al suo “fare” ha bisogno di grande passione e dedizione. Però, per essere completo, deve avere l’esperienza donata da chi era prima di lui. La rappresentazione di queste mani impresse sulla coperta dell’opera presentata, sono la continuità e la fedeltà di quell’arte, a quel mestiere.
L’artigiano guida il giovane che crescendo e arricchendosi di quel sapere, lo continua a donare al giovane e così via, finché sarà possibile. Così le mani dell’artigiano, che diventano d’oro non arruggiranno.

Luigi Cuppone - Orte
Separè
Si vuole rappresentare la fedeltà dell’artigiano con un oggetto desueto, utile a creare un ambiente privato anche quando non c’è. 
La fedeltà la si può individuare nelle forme come nel metodo costruttivo. È nei legami innanzitutto, nell’intreccio che parte da diversi elementi per poi unificarsi in una maglia. E poi c’è la continuità dei “rami” tra una pala e l’altra; si sfrutta la legge della continuità, della buona forma, della Gestalt, per illudere l’osservatore, facendogli credere che le ramificazioni sono elementi continui, che si intrecciano tra loro. 
Riguardo il metodo costruttivo, la fedeltà è nella costanza, nella pazienza che bisogna avere scegliendo di essere avanguardisti; senza poter contare, ad esempio, su tutti i mezzi necessari per ottenere il risultato che si vuole. L’artigiano inventa, sperimenta diverse strade, pur di riuscire nel suo intento; nella promessa, spesso fatta a se stessi, di creare un’alchimia che stupisca il cliente. Questa promessa diventa, nel mio caso, anche una volontà di rispettare il più possibile i principi dell’ecosostenibilità. Una sorta di deontologia che permette di instaurare un rapporto sano con chi userà quell’oggetto, un patto di fedeltà che risponde con lungimiranza al sacrificio che si è scelto di fare di quella materia. In cambio si dona bellezza, piena soddisfazione e durevolezza, in contrapposizione alla mercificazione, al consumismo, alla soddisfazione effimera.
Questo complemento d’arredo è composto da 5 pale in legno incernierate tra loro, che grazie al loro posizionamento nello spazio, creano una quinta che può essere usata per molte funzioni; tra tutte, quella di schermare la vista attraverso un effetto vedo/non vedo. Mostra un chiaro rimando ai rami di un bosco, con l’intenzione di portare un pezzo di natura in casa.
La struttura in legno serve da supporto alla carta Hanji, prodotto storico tipico della cultura coreana, impiegata per schermare effettivamente la vista. Si è scelto di usare questa carta, impiegata dal laboratorio in diverse soluzioni illuminanti, per il fatto che ha fortissimi valori sul piano della sostenibilità. È una carta ricavata dalla corteccia di gelso, ricchissima di vasi linfatici che, come una fibra ottica, trasporta energia luminosa nella pianta. Questa proprietà viene esaltata creando un effetto di riverbero della luce, che la rende ottima per creare giochi di luce e di ombra.

Maia Palmieri - Rieti
“MEMORIA”
Da una radice raccolta sul confine tra terra e mare, nasce un respiro che si fa forma. Una fila di fogli di ceramica, ognuno diverso, ognuno dipinto con tecniche provenienti da ogni parte del mondo, scorre come un mantra silenzioso. Sono preghiere di terra e fuoco, modulazioni infinite che celebrano la devozione all’artigianato. L’opera si offre come un rosario di gesti, una contemplazione che si rinnova, un canto costante alla fiducia nel fare con le mani, nel tempo, nella materia che diventa memoria.

Marco Bracci - L’ abbondanza
opera realizzata in collaborazione con l’impresa artigiana Bottega d’Arte Mortet di Armando Mortet
L’opera rappresenta un melograno maturo di circa 30 cm di diametro, realizzato in metalli vari e posto su un piedistallo. Una lacerazione della buccia rivela i chicchi interni, mentre la porzione mancante è collocata accanto al frutto. La buccia è in ferro forgiato, brunito, cerato e patinato a caldo; i chicchi sono in fusione di bronzo rosso.
La natura è fonte d’ispirazione per le forme organiche ma anche per i contenuti che offre; il nostro interesse è stato catturato da “un’anomalia” che, con la sua singolarità, esalta una strana forma di “sofferenza”. L’opera è stata pensata come “fotogramma dinamico”, una sorta di scenografia in divenire che cattura il momento dell’espulsione di una porzione del frutto di un melograno. L’intento non è di descrivere il naturale deterioramento espresso dalla maturazione, ma di cristallizzare il gesto che il frutto compie, come “esplosione”, per effetto “dell’Abbondanza” di vita al suo interno.

Marco Poleggi - Canepina

Maria Grazia Gradassai - Civita Castellana
Cappello tronco conico a sei facce in vetro opalino, arricchito d a inserti neutri e trasparenti che lasciano intravedere le superfici retrostanti. Le tessere di vetro, sagomate irregolarmente e unite con rilegatura Tiffany, creano uno stile moderno in continuità con la base metallica. L’opera dona nuova vita a una struttura peculiare, trasformandola da scarto a oggetto luminoso e unico.

Maria Rita Ciarapica - Capodimonte
Volo di Luce” è la dichiarazione d’amore di Rita Ciarapica all’arte orafa e alla Vita: una farfalla che custodisce più di trent’anni di lavoro al banco, dove il metallo si fa racconto di metamorfosi, rinascita, libertà e bellezza. Nelle sue ali si riconoscono la disciplina del metodo, l’umiltà dell’apprendimento continuo e la gratitudine verso il maestro, a cui l’opera è dedicata.
La spilla nasce nel segno del fatto a mano: costruzione dei castoni, traforo su lastra, saldature e microsaldature, cesello e sbalzo, incisione a bulino, incastonatura. Come nella migliore tradizione, gli strumenti vengono scelti e talvolta costruiti per ottenere finiture impeccabili. L’argento dialoga con accenti in oro e bronzo e con le sfumature cromatiche delle pietre naturali, mentre la luce attraversa le aperture delle ali restituendo un ritmo vivo, quasi un battito.
In dialogo con “Forme e Colori nella terra di Tuscia”, l’opera intreccia la grazia delle linee Liberty con l’energia dei paesaggi vulcanici, delle rocce tufacee e del verde intenso del territorio: una sintesi tra memoria e presente, tra radici e slancio. Non è semplice ornamento, ma testimonianza di continuità: un sapere che si rinnova senza perdere origine, trasformando la materia in poesia.

Maria Vittoria Bordo - Tarquinia
“Intrecci” è un abito bianco in poliestere velato ottenuto da una tenda d’arredo. I fiori in tulle e i loro gambi in raso sono stati ricavati da un abito da cerimonia. L’applicazione caotica dei fiori, vuole simboleggiare il rapporto dell’artigiana/o con la fede, religiosa e artistica e l’attorcigliarsi di pensieri contrastanti che finiscono per sbocciare in pensieri positivi di creatività, così come fanno i fiori.

Marina Rossi - Roma
Riproduzione musiva del Cristo pantocratore di Cefalù realizzata con la tecnica diretta
su rete, utilizzando tessere policrome di smalto oro veneziano e di marmo, tutte tagliate a mano con martellina e tagliolo. L’opera è montata su una tavola di legno in foglia d’oro, nel segno della tradizione e della raffinatezza artigianale.

Maurizio Feliziani - Oriolo Romano
Obelisco in scagliola stucco marmo
Elemento classico, ma rivisto nelle proporzioni come proposta contemporanea. Struttura di fondo in legno e rivestimento in scagliola marmorizzata, sfere e base in legno rivestite in foglia d’oro. Levigature eseguite con pietre ed acqua e lucidatura con olio di lino e cera d’api naturale.

Roberta Pietrini - Viterbo
L’opera trae ispirazione dal personaggio di Guy Montag, protagonista del romanzo
Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Montag, inizialmente pompiere incaricato di bruciare libri in una società distopica che li proibisce, attraversa un profondo percorso di trasformazione: riscopre il valore della conoscenza, dell’ascolto interiore e della libertà di pensiero. Alla fine del romanzo, sceglie di diventare un “uomo libro”, un custode della memoria, fedele ai saperi proibiti, coerente intimamente con sé stesso. La Salamandra di Fuoco, simbolo dei pompieri del romanzo, rappresenta la fiamma che in Montag è inizialmente solo un gesto di distruzione, ma durante la narrazione evolve in un fuoco interiore che lo guida verso la consapevolezza e la rinascita. Questa figura simbolica è stata reinterpretata in chiave artigianale come metafora del mestiere stesso dell’artigiano: un custode di saperi antichi, che attraverso la pratica manuale e la conoscenza dei materiali dà forma a un sapere non scritto, ma tangibile. Montag diventa così l’allegoria dell’artigiano che, nonostante il “fuoco” del tempo, della modernità e dell’omologazione, salva e tramanda.
La scelta dei materiali e delle tecniche richiama volutamente questa dualità: ciò che rischia di essere consumato viene trasformato e preservato. La pelle, segnata dal tempo, è stata recuperata e incisa manualmente, ricomposta in una nuova forma come se fosse una pagina di memoria. Ogni dettaglio è stato lavorato con attenzione per restituire una narrazione visiva e tattile, dove il gesto artigiano diventa atto di resistenza e spiritualità. L’opera vuole essere un omaggio alla fedeltà verso il sapere silenzioso e concreto che l’artigianato incarna. Come Montag, anche l’artigiano contemporaneo si trova davanti a una scelta: lasciarsi travolgere dalla cultura dell’oblio o continuare a custodire — con pazienza, visione e perseveranza — ciò che conta davvero.

Sarah Del Giudice - Greve in Chianti (Fi)
“La Signorina” questa volta è solidamente seduta con le gambe nel vuoto su quella valigia che per lei è base ma anche trampolino, mentre volta lo sguardo e il pensiero verso l’alto partorisce idee, che si mutano in realtà che prendono il volo in forma di farfalle. Uso spesso le farfalle come segno di mutamento, di metamorfosi del pensiero in qualcosa di reale, che si vede, che si ammira librarsi nell’aria. Un po’ come il lavoro di ogni bravo artigiano che ha la capacità, grazie alla propria esperienza e conoscenza del mestiere, di trasformare le idee in qualcosa di materiale, tangibile e bello. Il sottotitolo è un po’ ironico, come spesso lo sono quelli di altre opere che ho fatto, vuol focalizzare il punto, sul valore che ognuno può dare alle cose importanti, quelle da portarsi dietro, nel cuore o a spasso. C’è chi ama portarsi una bella borsa, realizzata magari da un bravissimo artigiano, c’è che ama esibire gioielli o cappelli, c’è che porta il suo adorato animale domestico, io se potessi portare a giro qualcosa che ritengo bello e importante, forse porterei una scultura! So che sarebbe impossibile per questioni di logistica legate alla comodità al peso e all’ingombro, ma in maniera ironica sarebbe un modo per focalizzare l’attenzione anche al mondo della scultura, e non vorrei direzionare il pensiero in una direzione che si lega alla moda, ma soprattutto simboleggiare il bisogno che ognuno di noi ha di legarsi e crescere accompagnato da cose che personalmente possono piacere e danno piacere! E non parlo di Bello, in senso semantico della parola, (anche se sono sicura che “il bello l bello salverà il mondo”!), perché qui l’argomento è materia di studi dalla nascita dell’espressione umana e il dibattito si farebbe lungo e da far discutere a chi ha competenze in merito. Il nostro lavoro, quello di fonditori, vive ogni giorno nella magia della metamorfosi della materia per l’appunto. Vede i vari materiali trasformarsi, cambiare di forma, dalla cera che si perde, alla scultura fatta di aria pronta ad accogliere il metallo e trasformarsi in qualcosa di eterno. E’ su quest’ammirazione ancora viva, vera e sincera che provo verso il mio lavoro, che si basa la fedeltà verso il nostro mestiere che vorrei davvero poter portare avanti più possibile anche in memoria di quella che è la mia famiglia, generazioni impegnate a trasformare in metallo con opere eterne.
“Siamo in viaggio da sempre qui dove niente si crea né si distrugge, tra realtà illusorie e infinite metamorfosi.” (Raf)

Silvia Onorati - Rieti
Accendo. Spengo. Esisto.
Quest’opera rappresenta la sintesi del mio percorso artistico e personale, la ricerca di un centro interiore espresso attraverso forme che richiamano la Luna, la luce e la capacità di accogliere. La materia, con i suoi colori naturali, diventa protagonista: armonia che si percepisce al tatto e con lo sguardo, come un sasso segnato dal tempo e dagli elementi, capace di raccontare la forza della natura e il dialogo con essa. La tecnica, antica e arcaica, legata a gesti primordiali, restituisce alla ceramica una dimensione fisica e vitale. Il risultato è una presenza solida e consapevole, fiera della propria essenza. IO diventa simbolo di questa sintesi: un interruttore che alterna presenza e assenza, luce e ombra. La materia prende forma raccontando l’equilibrio tra energia e quiete, intimità e cosmo.

Stefania Pochesci - Casperia
Quest’anno ho scelto di raccontare, attraverso il mio abito, un’idea di moda che nasce dall’imperfezione, dalla natura e dalla trasparenza.
Ho acquistato diverse sete deadstock, frammenti dimenticati delle filiere tessili dell’alta moda, e le ho ricomposte in un unico tessuto vivo e cangiante.
Sopra queste trame ho lasciato che la natura scrivesse la sua impronta attraverso l’ecoprint: un dialogo silenzioso con le foglie e con il tempo. È un processo lento, che non ammette fretta, come la natura che lo ispira. Ogni stampa nasce dal contatto diretto tra fibre e elementi naturali: foglie selvatiche, fiori e cortecce raccolti con cura, posati sul tessuto come su una pagina bianca. Poi il calore e l’acqua intrecciano pigmenti e forme, restituendo trame irripetibili.
Ogni abito è unico, perché nessuna foglia è uguale a un’altra e nessuna stagione regala le stesse sfumature. È un incontro tra chi crea, la natura e il tempo, in perfetto equilibrio.
In un momento storico in cui la moda vive una crisi economica, etica e identitaria, ritengo che l’artigianato rappresenti una via concreta di rinascita: un artigianato che non nasconde, ma rivela, fatto di processi trasparenti, materiali rispettosi dell’ambiente e gesti lenti, consapevoli.
Questo abito è anche un tributo ai piccoli centri storici, come Casperia, dove il sapere artigiano continua a vivere e a rigenerarsi. In questi luoghi il tempo rallenta, consentendo alle competenze manuali di radicarsi e di trasformarsi in valore economico, culturale e sociale.
Il mio lavoro vuole essere un atto di resistenza e, al tempo stesso, di speranza: dimostrare che è possibile generare bellezza senza compromessi, rimanendo fedeli a etica e sostenibilità.
Con questo abito affermo con forza la mia visione: “Artigianato che salva la moda”

Stefano Todini - Tarquinia
Daimon
Attraverso la tecnica della  scultura utilizzando scalpelli di vario genere , attrezzi elettrici e con l’ausilio di utensili  auto costruiti in base alle esigenze. Espressione del genio creativo, una figura misteriosa, suggeritrice che alimenta la creatività e la passione al lavoro manuale , al prodotto artigianale che  si evolve nel tempo utilizzando tecniche e materiali del territorio da generazioni in generazioni.
 
Valter Cucchiari - Valentano
L’opera nasce da una sequenza di scatti di carattere documentaristico che ritraggono l’orafo, le mani, il banco di lavoro e gli strumenti del mestiere. Viene mostrato il momento in cui il metallo prende forma: la lima che rifinisce, fino a evocare l’idea che dall’anello d’oro possa “fuoriuscire” l’oro stesso, come energia sprigionata dal processo creativo.
L’immagine principale è una macro dell’anello in lavorazione, con la mano sfocata sullo sfondo e, in primo piano, foglie d’oro sospese o adagiate sul banco. Luci calde e radenti mettono in risalto le texture dell’oro e delle foglie.
La fotografia è stata stampata su carta fine art, a metà tra fotografia e oggetto prezioso. 

Vincenzo Dobboloni - Madonna con Bambino
Stile di ispirazione personale con aspetto moderno, dipinta a mano con engobes colorati tenui su mattonella in maiolica rossa, infine l’invetriatura per dare lucentezza alla superficie.
Il fondo è costituito da un ornamento damascato classicheggiante

Studenti Liceo Artistico Orioli