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Una promessa, un'amicizia infinita, 140 chilometri. Tutto dentro "La mia Francigena" dedicata ad Andrea

Libri
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VITERBO - Tutto inizia nel gennaio 2016, una consueta notte invernale e un telefono che squilla. E' Andrea che chiama l'amico di tante follie, Stefano. Nasce l'idea di fare la "via Francigena", cogliere dettagli, respirare l'aria del pellegrino e fornire il territorio di una cosa che manca da sempre, una guida asciutta, simpatica, ironica. La guida di Andrea Arena e Stefano Mecorio.

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Nessuno ha mai saputo di quella telefonata, passa il tempo, si affronta la vita, ciascuno tenta di assestare la propria, ci sarò tempo per sta benedetta Francigena no?

E invece il tempo non c'è, di colpo, improvvisamente il tempo di Andrea si ferma, la tua genialità va altrove, e noi che rimaniamo qui senza sapere dove sta questo altrove iniziamo a pensare a lui, alle nostre giornate come colleghi, alla sua redazione sport che diventa vita h24.

E' Stefano a raccontare di quella telefonata, un mese dopo la sua scomparsa. Era il 22 febbraio e c'eravamo tutti a Teatro Caffeina per "Come direbbe Andrea", un fiume di ricordi e lacrime ma anche di risate e memorie imperdibilli. Quella telefonata di due anni prima diventa una promessa: "La faccio io la Francigena, e visto che dovevo farla con il mio padre putativo, come ti chiamavano tutti... la faccio con mio padre, Darietto, tanto sta in pensione, non c'ha niente da fa'. A marzo partimo".

Nevica a marzo, è il panico in mezza Tuscia, ma niente, marzo era e marzo è stato. Un diario vituale anticipato nella nostra chat, qualche foto, qualche curiosità prima di diventare libro, compreso l'incontro con Alessandra Pinna in piazza San Lorenzo. nel giorno in cui i mesi senza Andrea diventano due. Corsi e ricorsi storici, incontri e date che si accavallano. Sono numeri ma valgono come oracoli.

Questo viaggio, a piedi, diviso per tappe diventa un libro, una guida imperdibile: "La mia Francigena", eidto da Settecittà, un progetto editoriale che, oltre al cuore, copre una lacuna incredibile in questo territorio. Dieci tappe per la Tuscia, 140,7 chilometri, 177.936 passi, e una serie infinita di racconti, dettagli, curiosità, dialoghi con la gente del posto, che sembrano simpatici scambi dialettici ma in realtà rappresentano il quadro di una delle vie più amate dai pellegrini cattolici: nomi, persone, castellani o paesani, contadini, e poi strade, fiumi, boschi e campagne, cittadine e castelli. Non sfugge nulla quando si cammina piano, Andrea lo sapeva, Stefano lo sta imparando.

Nella guida c'è spazio per tutto, dalle riflessioni filosofiche ai consigli su abbigliamento e dotazione, ma soprattutto tanto cuore e la voglia di fare qualcosa per mantere una promessa. Passi poi che diventi un libro, quello d'esordio per Stefano Mecorio, e probabilmlente anche l'ultimo, come ironizza nelle note sull'autore.

Non ve lo raccontiamo, va letto, e prima va comprato, anche perché il 10% dei proventi di vendita, un euruzzo sui 10 del costo, andranno alla famiglia Arena che, insieme ad Alessandra, utilizzerà questi e altri fondi per una fondazione che supporti i giovani talenti del calcio, la grande passione di Andrea, che viveva di Lazio e di calci al pallone.Il libro, Ma bisogna sbrigarsi, alla Settecittà sono già alla seconda ristampa, le prime copie sono durate praticamente un giorno, è dispoinibile in libreria e negli store virtuali.

"Secondo me è 'na cosa fica"... pensava Andrea mentre tentava di convincere Stefano. E noi te lo confermiamo: è 'na cosa fica.

Teresa Pierini