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Cera una volta: in mostra i bambinelli in ceroplastica custoditi nel monastero di Santa Rosa

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VITERBO - Giovedì 7 dicembre si inaugura a Viterbo la mostra "Cera una volta … I bambinelli in ceroplastica dai monasteri femminili clariani" a cura del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo e dell’Università degli Studi della Tuscia insieme alle comunità delle Alcantarine di S. Rosa e delle sorelle clarisse di S. Bernardino.

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La mostra vuole presentare di una classe di opere realizzate in ceroplastica nei monasteri femminili dopo il restauro della collezione di bambinelli del monastero di Santa Rosa e l’arrivo a Viterbo della collezione di statue in cera del monastero di San Lorenzo in Panisperna.

Il percorso, articolato in due sedi presso i monasteri di Santa Rosa (inaugurazione 11.30) e di San Bernardino (ore 17), illustrerà gli ambiti di produzione, il significato devozionale e la diffusione dei bambinelli di cera con attenzione alla loro tecnica d’esecuzione.

La cera è stata apprezzata per le sue qualità uniche di malleabilità e somiglianza con l’epidermide umana per via del suo aspetto morbido e levigato trovando, nel corso della storia, diversi impieghi nelle attività artigianali. Nei monasteri femminili veniva utilizzata per produrre oggetti con funzione devozionale per soddisfare le esigenze di culto popolare, in modo particolare attraverso la realizzazione di ceri, ex voto, statuette e figurine del presepe.

Di particolare rilievo è stata la produzione delle statuette devozionali del Gesù Bambino variamente atteggiate e decorate. Il Bambinello veniva raffigurato come sacerdote, vestito di abiti preziosi, o come il Buon Pastore, coperto con un semplice panno, avvolto in porte-enfant, in piedi, seduto su un trono o su una roccia, supino, sveglio o dormiente.

Per riprodurre fedelmente i soggetti raffigurati, venivano utilizzati diversi materiali lavorati e assemblati fra loro: la cera per l’incarnato; il vetro per gli occhi; ciuffi di fili o di capelli (talvolta veri) per la capigliatura e stoffe preziose per gli indumenti. Si tratta di opere complesse e polimateriche in cui la cera modellata e dipinta veniva utilizzata per la realizzazione dell’intera figura, oppure per le parti anatomiche in vista, quali gli arti e/o il mezzobusto. In questo caso i corpi erano realizzati in stoffa imbottita di crine, avvolti da tessuti decorati.

Questi aspetti sono stati approfonditi con ricerche ed indagini diagnostiche svolte durante il restauro degli esemplari conservati nel monastero di Santa Rosa svolto nell’ambito del Corso di laurea in Conservazione e restauro dei beni culturali dell’Università degli Studi della Tuscia e realizzato anche con il supporto del Rotary Club Viterbo nell'anno di presidenza di Simona Tartaglia (leggi Rotary Club Viterbo: consegnati i fondi per la raccolta dei Bambinelli del Monastero di Santa Rosa)

Le due mostre saranno visitabili fino al 30 gennaio 2024.