Il nostro sito utilizza cookie e tecnologie simili per ricordare la vostra visita, raccogliere statistiche delle visite e adattare il nostro sito ai vostri interessi. Per maggiori informazioni o per impostare le preferenze dei cookie, in qualsiasi momento è possibile utilizzare il nostro strumento «Impostare le preferenze dei cookie» riservato a chi è registrato al sito. Accettando si prosegue la navigazione e si acconsente all’ installazione dei «cookie» da parte nostra o di terzi.

"Nudo Nessuno Centomila": al ristorante Art le opere di Daniela Raggi

Mostre
Font

VITORCHIANO - E' allestita da ieri e sarà esposta fino al 30 aprile la mostra della pittrice e storica dell’arte Daniela Raggi , laureata all’Accademia delle Belle Arti di Bologna, che anima con le sue opere intriganti e innovative le sale del ristorante A.R.T., nel cuore del Cine Tuscia Village.

Pin It

"Le precedenti mostre nazionali e internazionali della talentuosa artista - così spiegano i curatori - sono state caratterizzate da uno sguardo attento alla simbolica disamina delle geometrie femminili, con corpi nudi catturati nell’incanto evergreen del bianco e nero.

Il punto di svolta nella carriera dell’artista è rappresentato dalla mostra collettiva 'Washing Art', tenutasi nell’aprile 2018 a Barcellona, nella quale Raggi sfida e sovverte la propria poetica pittorica: abbandona i caratteri dei volti e li accende di colore.

Depurati dai tratti somatici, e dunque dal grado più immediato dell’espressione del sé, i personaggi dei nuovi dipinti invitano l’osservatore a cullarsi su un'altalena di suggestioni difficilmente decifrabili: se a un primo sguardo lo spirito dei quadri può sembrare ludico e brioso, l’istante dopo ci si accorge che quelle ironiche figure senza volto sono in grado di sprigionare la potentissima energia dell’enigma.

E si fluttua così nel dubbio, nell’irrisolto, si accede alla dimensione del perturbante. Il colloquio tra dipinto e osservatore è esclusivo, mentre l’autrice resta volutamente appartata. Osservando le opere di Raggi, ci si scopre disorientati: esse non consentono infatti di aggrapparsi ai dati confortanti delle apparenze. Le apparenze non sono disponibili e si è costretti ad andare oltre, non esiste scelta, la discesa nella vertigine dell’altro diventa un’esperienza necessaria e profondamente personale".