Il rispetto delle regole e la moda di gridare al complotto. L'affaire sicurezza al Teatro San Leonardo scuote la città

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VITERBO - L'uragano regole si è abbattuto sulla città, creando una spaccatura netta tra chi da una parte urla allo scandalo e chi dall'altra sottolinea la mancanza dei presupposti. Al centro il Teatro San Leonardo, riaperto dalla Fondazione Caffeina e chiuso dalle autorità competenti il giorno dopo l'inaugurazione.

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La questione è abbastanza semplice: per aprire un luogo di spettacolo è indispensabile rispettare le regole previste dal Tulps, il testo unico, e nel dettaglio quanto indicato dagli articoli 68 e 80. Si parla di sicurezza, di struttura adattata all'accoglimento del pubblico, cosa abbastanza scontata in caso di una ristrutturazione appena realizzata. E dopo i lavori, che si spera siano stati fatti nel rispetto di tutto, non ci sono motivi per dubitarlo, ci sono i documenti, quelli che vanno presentati in commissione vigilanza. A quanto pare è mancato proprio questo passaggio, non tutto quello che era stato presentato a ridosso dell'apertura, e si ricorda che i giorni minimi sarebbero almeno 20, dimostra documentalmente quanto è previsto dalla legge.

Tutto dimostrato anche dalla dichiarazione del sindaco, che a seguito delle polemiche immediatamente incendiate ha precisato: "Va bene e ben venga l’apertura di un nuovo teatro a Viterbo, va bene una nuova iniziativa culturale che faccia crescere la città e il centro storico, va bene tutto ma non l’assenza di autorizzazioni per l’apertura dell’attività stessa.
Evito qualunque commento personale in merito all’accaduto e anche relativamente all’assenza del sottoscritto e dell’esecutivo comunale all’inaugurazione, perché sarebbe stato veramente inopportuno e oltremodo imbarazzante una presenza istituzionale in un luogo non autorizzato. Mi dispiace per coloro che avrebbero voluto e dovuto partecipare agli spettacoli, ma se le forze dell’ordine e le autorità preposte al controllo sulla sicurezza hanno disposto la chiusura provvisoria del teatro, è evidente che lo hanno fatto anche e soprattutto per l’incolumità pubblica. Preciso che questa non è un’opinione personale, ma ciò che è previsto dalla legge". Questa la nota di MIchelini.

Se i lavori sono stati fatti a regola d'arte non sarà difficile per la Fondazione Caffeina presentare la documentazione completa, se così non fosse è giusto chiedersi come si possa gridare allo scandalo solo perché viene fatto richiamo alle leggi nazionali, maggiormente restrittivi in caso di spettacoli dopo i fatti di Torino.

Il tempo come sempre sarà galantuomo, e se una volta presentata tutta la documentazione in regola fosse osteggiata l'apertura allora si, sarebbe il caso di parlare di complotto, non prima.

La cultura cittadina va avanti comunque, nella giornata di domenica 8 ottobre erano presenti altre manifestazioni che davano lustro al settore. Negarne l'esistenza stessa e lamentare l'assenza della cultura se manca un solo competitor è l'errore di base che viene fatto da tanti "caffeinomani" che in questo modo danneggiano il settore e la fondazione stessa.

Teresa Pierini

 

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