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Il Lazio del vino: l'azienda sperimentale Arsial accoglie produttori e operatori del settore

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VELLETRI - L'azienda dimostrativa sperimentale Arsial apre al mondo della comunicazione, accogliendo viticoltori e stampa nella propria sede con l'incontro "Il Lazio del vino che verrà: ricerca, territorio, innovazione", promosso da Regione Lazio e Arsial.

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Una masterclass di degustazione, seguita da una visita sul campo, un convegno e da una cena con il territorio fortemente protagonista, specie la Tuscia, sia nelle bontà che nei progetti didattici, che vedono l'Unitus coinvolta sia come ateneo che con gli studenti, ben tre, attualmente impegnati nel lavoro per la tesi.

Negli ultimi due anni Arsial ha avviato 19 progetti sperimentali, con oltre 50 varietà di vite in studio tra autoctone e resistenti, e collaborazioni attive con quattro università e centri di ricerca.

La giornata si è aperta con il percorso sensoriale dedicato ai vini sperimentali ottenuti dai progetti Arsial. In degustazione vini da vitigni autoctoni (Reale Bianca, Pampanaro, Maturano Nero, Uva Giulia) e vini da vitigni resistenti (Soreli, Merlot Kanthus). Le etichette, frutto di microvinificazioni e sperimentazioni in campo, raccontano la nuova frontiera della viticoltura laziale: unire innovazione e identità per ottenere vini di alta qualità e basso impatto ambientale. Al termine ciascun partecipante ha compilato una scheda giudicando secondo le proprie preferenze i sei assaggi proposti. 

Dal banco al campo: davanti ai filari piantanti nei due ettari di superficie a disposizione dell'azienda la descrizione delle varietà, ciascuna in grado di produrre 50/60 chili di uva, coltivata per sperimentare. Importanti i progetti didatttici, Univergata sul versante vulcanico per la malvasia, con testi di incidenza su altri 3 versanti mentre Unitus è impegnata sull'uso di biostimolanti naturali atti ad aumentare la resilienza delle piante in merito allo stress idrico. Un'azienda con le porte aperte, come precisano i responsabili, a disposizioni per studi e progetti. 

Il tempo di un aperitivo e si torna in aula per il convegno che vede protagonisti Pier Paolo Chiasso (Cotarella Consulenze) Vincenzo Mercurio e Angelo Giovannini, moderati dal giornalista RAI Rocco Tolfa; presenti Massimiliano Raffa, Presidente Arsial e Giancarlo Righini, Assessore Agricoltura e Sovranità Alimentare, Regione Lazio. 

E' il presidnete Raffa ad indicare la via: "Questa azienda ha ormai un significato lavorativo perché raccontiamo il vino e dobbiamo farlo conoscere, e quello che facciamo è straordinario. Per questo sono necessarie ricerca e innovazione ma anche comunicazione verso l'esterno. Ringrazio la Regione Lazio e l'assessore Righini per l'attenzione posta nei nostri confronti". 

La viticoltura laziale è un comparto in salute, con 18.000 ettari vitati, circa 450 cantine attive e un valore economico del vino a denominazione che supera i 60 milioni di euro. Numeri che testimoniano la forza di un sistema sempre più attento alla qualità e alla valorizzazione delle produzioni di eccellenza.

Cifre che permettono al giornalista Tolfa di coinvolgere i tre ospiti su temi anche complessi, a quali non si sottraggono. Inizia Chiasso, che ricorda quanto lavoro è necessario: "Dobbiamo correre il doppio rispetto a chi, nel passato, ha puntato sul vino, qualcosa che non va piu pensato come bevanda da consumo. Oggi è identificazione e piacere, e su questo territorio siamo indietro. Va cambiata la mentalità , sia pensando che presentando i vini". 

Critico anche Mercurio: "Giro l'italia ed è bello avvertire il sapore del luogo dal cibo e dal vino; il Lazio ha una grande diversità, punto debole per la comunicazione ma ottimo per l'offerta, specie in un momento in cui i turisti chiedono sempre qualcosa di nuovo. La nostra diversità è difficile da gestire ma rappresenta l'occasione per posare l'accento". Pensiero supportato da Giovannini: "E' il territorio che diventa sinonomo del vino, abbiamo perso 50 anni di viticoltura, ora qualcosa sta cambiando ma serve lavoro, chiaramente serio, confronto e strutture adeguate. Sono connvinto anche io che sia il momento giusto per cavalcare le diversità".

Un secondo giro di interventi ha permesso di sottolineare ancora una volta la linea da seguire. 

"Dobbiamo capire in che mondo siamo, mantenere il legame con il territorio e comunicarlo - ha aggiunto Chiasso -. Identità forte e vitigno autoctono aiutano, guardando chi è partito prima non si può pensare di raggiungerla ma è necessario puntare ad essere protagonisti, magari su Roma, la città dove si vende più vino, ma sono pochissime le etichetta laziali". 

Mercurio punta al futuro: "L'innovazione ci sta superando, giusto il tempo di creare le strutture ed è arrivata l'intelligenza artificiale. La maggior innovazione è ritrovare umanità, specie ascoltando i giovani, ancora pochi nel settore, e trasferire il loro entusiasmo, purtroppo venuto meno", parole che stimolano il giornalista, che aggiunge: "L'intelligenza artificiale, però, non potrà mai assaggiare il vino". 

Chiude Giovannini, che riporta il discorso sulla capitale: "I vini laziali sono poco conosciuti nel Lazio e molto fuori, a Roma si stappano 54 milioni di bottiglie annue e non comprano nulla di locale. Dobbiamo coinvolgere i ristoratori sulla produzione laziale, la qualita c'e, ma non è conosciuta". 

Comunicazione, informazione, diffusione delle notizie, la giornata all'Arsial ha dimostrato quanto sia importante diffondere all'esterno qualità e unicità, cuore della produzione vitivinicola laziale. 

Argomenti colti pienamente dall'assessore Righini, che ha concluso la giornata: "Prendo l'impegno a fare altri confronti come questo. Stiamo investendo sulla risorsa idrica, trattando lati come innovazione e ricerca. Rispetto i vini internazionali ma il futuro è nella biodiversità e tutela della tipicità, che necessita di una rinnovata narrazione. Non è certo una coincidenza quella che ci ha portato ad avere tante etichette riconosciute con tre bicchieri Gambero rosso (leggi anche Tre bicchieri e Cinque grappoli: il Lazio tra le grandi protagoniste del vino italiano, ndr). In merito al vostro appello sulle bottiglie bevute nella Capitale aggiungo che al Vinitaly abbiamo raggiunto un accordo con i ristoratori romani per rispondere a quell'esigenza, che da sola esaurirebbe  la produzione. Sull'agricoltura stiamo facendo tanto, dal Bando Psr alzato da 259 a 600 milioni, all'attenzione per i settori di olio, vino e latte. Grazie a voi per quello che fate - ha concluso rivolgendosi ai produttori - ci darà grandi soddisfazioni". 

Dalla teoria alla pratica: le bontà laziali per una cena a "chilometro zero", con tanta presenza di Tuscia, dalle carni maremmane alle castagne di Canepina, cotte al momento direttamente con i responsabili della festa, dai vini ai liquori che stanno facendo grande Tarquinia. La giusta conclusione dedicata alla qualità, punto di diamante di Arsial e Regione Lazio.

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi