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Il ciclone Sgarbi battezza la Rete delle Città Identitarie di Edoardo Sylos Labini

In Provincia
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BAGNOREGIO - Parte da Civita la Rete delle Città Identitarie, con l'inno di Mameli in versione elettronica a risuonare in piazza San Donato, e poi l'incontro nella sala conferenze di Palazzo Alemanni.

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Tutti ad attendere l'arrivo di Vittorio Sgarbi, che si ferma per interviste e saluti e poi va ad ammirare le opere nella chiesa di San Donato, accompagnato da Edoardo Sylos Labini, ideatore del progetto e presidente di Cultura e identità.

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In sala già sono arrivati i sindaci di Fiuggi, Norcia, Pontecorvo, Frosinone, Arpino, La Spezia, Anagni, Sutri, con tanto di Gonfalone, e ovviamente Luca Profili, il padrone di casa.

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E' Edoardo Sylos Labini ad avviare la discussione: "Questa è la rinascita dei borghi, posti che il mondo ci invidia e noi non sappiamo valorizzare. Partiamo da un luogo che veniva chiamato la città che muore, qui non c'è niente che muore, è un posto vivo e fin da subito l'ho associata alla Città che sale di Boccioni. Dobbiamo difendere la nostra identità, per questo ringrazio i sindaci che già sono con noi e quelli che verrano. Ogni mese saremo in giro per borghi con questi incontri", ha concluso, complimentandosi con il sindaco Profili, così giovane, e lasciandogli la parola. 

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"Grazie a voi per averci scelto - ha sottolineato Luca Profili - anche per la nostra grande rinascita: Abbiamo avuto ben  200 mila presenze da maggio, un incremento del 30% di turisti italiani e speriamo il prossimo anno di essere candidati Unesco per l'Italia. Apprezzo le due parole chiave: Identità, per quello che siamo, e Cultura., quello su cui abbiamo sempre puntato. A queste aggiungo resilienza, per la reazione avuta dopo il blocco".

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E se le parole piacciono al sindaco di Bagnoregio non piacciono al collega di Sutri, Vittorio Sgarbi, che prima di spiegare il perché si lancia in una critica alle mascherine all'aperto volute da Zingaretti (leggi qui) ma anche ai suoi ricordi e ai complimenti: "Da ragazzo avrei sperato di leggere una rivista come questa - ha commentato sfogliando Cultura e Identità, mensile da ieri in edicola - che in ogni pagina è un invito al viaggio. E' bello parlare di bellezze, evitando racconti di nefandezze. E' stato bello tornare qui: cinquant'anni fa venni a Civita di Bagnoregio, era vuota, ne ebbi una sensazione travolgente, tornavo ogni settimana. Oggi è diventata un'azienda turistica, piena di vita. Ricordo un passo di Amici miei, gli attori in questa piazza con l'idea folle di farci passare un'autostrada, buttando giù la chiesa e creando il panico.

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Peccato per le parole che ho sentito - ha proseguito in pieno stile sgarbiano -: identità e resilienza sono peggio di fruizione, tutta roba comunista. Questo resta il borgo per eccellenza della rinascita, ma tutto nasce dall'identità religiosa, dobbiamo recuperare quei valori per tornare ad apprezzare l'arte. La Macchina di Santa Rosa è segno di questo spirito, dobbiamo partire dalla Croce restando laici, dobbiamo esporre il crocifisso come orgoglio di essere cristiano, e non per nulla cito Croce 'Non possiamo non dirci cristiani'. Quanto più saremo più uniti e convinti sconfiggeremo il male, qualsiasi male. Che questa sia la città della nuova vita".

Dopo Sgarbi è intervenuto il collega onorevole Federico Mollicone, che ha parlato di passione per la cultura, ricordando le origini, qulle famigliari, basi della storia italiana: "Nei nostri borghi c'è ancora spiritualità e sacro" ha concluso.

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Parte così il viaggio della Rete delle Città Identitarie, stavolta con la colonna sonora, sempre in elettronica, di una delle sinfonie più belle della Cavalleria Rusticana.

Teresa Pierini