VITERBO - Abbraccio pieno di affetto per Claudio Amendola che chiude il Festival culturale dell’Area Etrusco Cimina 2024 salutando gran parte della famiglia in prima fila al teatro San Leonardo (presente la madre Rita Savagnone, il fratello Federico, la figlia Giulia e i nipoti, tutti residenti tra il capoluogo e i cimini).
Un bagno di folla per presentare "Ma non dovevate andà a Londra", il libro autobiografico in cui racconta la sua prima parte di vita, quella passata alla Balduina, e soprattutto omaggia papà Ferruccio e mamma Rita, quasi venerandola, a cui dedica il libro soprattutto come donna, un esempio di educazione, libertà e rispetto, specie verso le figure femminili. E' in prima fila, non vuole salire sul palco ma riceve l'omaggio del pubblico e un mazzo di fiori (leggi qui una delle sue rare interviste, pubblicate su queste pagine Rita Savagnone: l'attrice e doppiatrice, presto nell'albo d'oro comunale, si racconta).


A moderare l'incontro Alessandro Maurizi, scrittore di romanzi gialli, oltre che poliziotto, e soprattutto "padre" di Ombre festival, pronto ad incalzare l'attore, e in questo caso autore, che nella quarta di copertina si descrive così: "Sono stato molto fortunato, ho avuto una vita piena e ricca - e aggiunge -. Nonostante non abbia una grande carriera scolastica ho una memoria lucidissima di un'infanzia tremendamente felice, passata in una casa piena di libri, dischi, mobili pregiati e persone bellissime. Tutto questo mi ha fatto imparare per osmosi e quello che ti entra dentro esce fuori al momento giusto".


Dopo i saluti istituzionali con i rappresentanti di Palazzo dei priori e del presidente della comunità Stelliferi, sul palco con Gaetano Carramusa, organizzatore della rassegna, arriva il momento di aprire il cuore, che corre e batte forte lungo tutte le pagine del libro.
Un viaggio, che parte da quello fatto nel 1974 da Rita con i figli Federico e Claudio verso i paesi comunisti, guardati in piena guerra fredda come il luogo dove si realizzavano certi sogni ed ideali. Ma sarà così?
Un giovanissimo Claudio, preoccupato più di cosa mettere sotto i denti che non siano aglio o cipolla, trova una Yugoslavia lontana dallo stereotipo della dittatura dell'Unione Sovietica: "Prima di inoltrarci in Romania abbiamo vissuto questo posto che era decisamente occidentale, poi c'erano pure le foibe ma nessuno ce lo aveva ancora raccontato".

Viene coinvolto Federico, che è musicista come l'altro ramo della famiglia che vede tra i parenti Claudio Abbado: "Ero convinto di quel viaggio, che allora definii il nostro 'bagagliaio culturale', un errore che ancora mi rinfacciano. Fu molto istruttivo ma anche una grande delusione".
La conferma viene ancora da Claudio che, sempre nel libro, ricorda: "Mi feci male ad una caviglia, per noi è normale andare in ospedale per vedere cosa possa essere. Lì faticammo a trovarlo un ospedale e quando finalmente eravamo arrivati in uno era vuoto. Mamma si imbufalì e io per chiudere la storia le dissi 'Non mi fa più male', ma il peggio dovevano ancora venire. Insegiuvamo un sogno e abbiamo toccato con mano perché si è infranto, e pur se le nostre motivazioni di allora sono ancora valide è evidente che oggi quegli ideali ed emozioni non esistono più. E qui spiego il titolo: nasce da una battutta di mio padre, che informato di quello che stavamo per fare ci chiese... Ma non dovevate andà a Londra?".

A stemperare l'atmosfera la figlia Giulia che dal pubblico ha ricordato che a lei la portò ad Eurodisney Paris, ma nel 1974 non c'era ancora.
Un anno fatale per Amendola, incalza simpaticamente Maurizi, che ricorda come coincida con lo scudetto della Lazio, mentre l'attore ripete a memoria la formazione dei ragazzi di Maestrelli, un incubo per lui. Poi si rifà con quella della Roma degli anni '80 e confessa come oggi sia disincantato anche da quel mondo: "Ho relegato il calcio in una passione enorme che dura il tempo di una partita", appena sentito il triplo fischio non si porta più dietro rabbia o altro, allontanato da un'atmosfera ormai troppo diversa da quella passata.
Immancabile il pensiero a papà Ferruccio, il doppiatore più famoso in Italia e non solo, che ha dato la voce ai più grandi attori americani, come peraltro Rita per le attrici.

Claudio ricorda le serate del sabato con i colleghi del padre, per lui cene normali, per gli amici qualcosa di straordinario, perché era un attimo e si volava con la fantasia sentendosi nella stessa stanza con De Niro, Al Pacino e tanti altri.
Uno degli ultimi ricordi d'infanzia riguarda la Prima Comunione, fatta insieme dai fratelli Claudio e Federico nella Chiesa degli artisti, dove anni dopo daranno l'ultimo saluto al papà, e il catechismo in Vaticano, seguendo un sacerdote che li portava in luoghi stupendi che nessuno purtroppo vede. "Queste sono le cose che fa mamma - precisa - fosse stato per lei non l'avremmo nemmeno fatta ma c'erano i nonni che premevano, e allora tanto valeva rispettare la sua predisposizione al bello, perché la bellezza educa e ti fa diventare migliore".
Prima di salutare non poteva mancare l'argomento "Cesaroni", con qualche conferma tra i tanti no comment imposti dalla produzione: "Le riprese inizieranno a febbraio, sicuro ci saranno i 'maschi' della famiglia, un bel ritorno per il personaggio che mi ha dato più popolarità e soddisfazione".

Il resto va letto nel libro, come faranno decine di presenti che lo hanno acquistato e si sono messi in fila per arricchire la propria copia dalla firma di Claudio Amendola, fissando per sempre su un foglio una serata speciale. Il primo a salire sul palco Massimo Mecarini.

La rassegna è promossa dalla Comunità Montana dei Cimini e dal SISC Area Etrusco Cimina e ha coinvolto i Comundi di Blera, Barbarano Romano, Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Civita Castellana, Gallese, Nepi, Oriolo Romano, Ronciglione, Soriano nel Cimino, Vallerano, Vetralla, Vignanello, Vitorchiano e Viterbo.
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi
