VITERBO - Dies Natalis ha trovato "casa" a San Sisto da soli tre giorni ma ormai è patrimonio dell'umanità viterbese, è stato già scritto tanto e tutti apprezzano la sua bellezza.
E' sempre interessante, però, ascoltare il racconto della sua creazione da Raffaele Ascenzi, che, soprattutto ai piedi di questa sua terza opera d'arte, non smette di confermare o aggiungere particolari. Se poi la serata è quella dell'accensione davanti agli occhi di tantissimi viterbesi l'emozione fa aprire ogni cuore.

Intanto la dedica, il pensiero dell'ideatore, che può diventare quello di tutti i viterbesi con gli occhi al cielo la notte del 3 settembre: "La dedica è a tutta la città, con una Macchina che evoca sentimenti atavici e serve a dimostrare l'affetto dei viterbesi per la Santa; poi ci sono i Facchini che fanno il sacrificio di portarla a spalla e ancora le dediche personali per la mia sfera familiare, genitori, fratelli e soprattutto Nicoletta, che ha guidato la mia matita con la sua presenza costante".

Nicoletta, una scomparsa che ha lasciato il segno nella famiglia Ascenzi e che ritorna sempre nei loro ricordi. C'è anche lei sulla Macchina, le cui statue sono state realizzate con uno scanner 3D che ha dato forma alle riproduzioni da inserire su Dies Natalis. E infatti, prosegue l'architetto: "Uno degli angeli la riproduce, nella parte più bassa, dove riposa Rosa. E' il primo angelo, ed è stato possibile farlo attraverso l'opera di un amico, Davide Dormino, che grazie alla creta ha realizzato la statua riproducendo il volto di Nicoletta. La statua è stata così scannerizzata come accaduto con le persone vere (tra cui è presente la moglie Valeria e i figli, ndr) ed oggi la rivedo nella posizione che avemmo noi, davanti a lei senza vita, mentre ora è lei che guarda Rosa e noi. Una scena, quella del saluto terreno, che si trova leggermente più in alto rispetto all'altezza della visione umana; la scelta di far vedere solo i piedi, davanti, e il cuscino, dietro, è voluta, perché quel momento è un fatto privato, intimo, che ciascuno di noi ha sicuramente vissuto esattamente così".

L'ennesima emozione forte a cui ci ha abituato Raffaele, nel suo "lavoro" di creatore di Macchine di Santa Rosa, lavoro ormai diventato passione pura.

Prima di lasciarlo ai tanti che lo reclamano c'è tempo anche per sviscerare il vero concetto della posizione di Rosa, che è riprodotta tre volte, la prima nel suo passaggio dalla terra al cielo, il suo Dies Natalis, poi nel viaggio con gli angeli verso l'alto e infine in cima, ma con una posizione diversa dal solito, che torna all'antico, quando sopra la statua era sempre presente un crocifisso: "Non è stato semplicemente lo spostamento della Santa per inserirla nell'architettura, ma esaudire il suo desiderio - spiega Ascenzi - . Rosa va in sogno al Papa Alessandro IV e chiede che sia riesumato il suo corpo, allora sepolto alla Crocetta, per essere traslata nel convento di clausura, una dimensione intima, il suo desiderio era entrare in convento e chiede di tornare in Chiesa per entrare in contatto con Dio ed essere da Lui protetta. Quell'immagjne all'interno della Chiesa è semplicemente realizzare il suo sogno".


Una Macchina fortemente legata al ricordo di Rosa ma anche di tutte le persone che ciascuno ha nel cuore, per questo non ci saranno targhette, dediche nè, rispetto alla precedente Gloria, le preghiere dei fedeli, che restano in Santuario, ascoltate da Santa Rosa nel luogo dove riposa il suo corpo.


Un racconto davanti a Dies Natalis illuminata come se fosse il 3 settembre, tranne per le luci a fiamma viva che saranno aggiunte e accese per il Trasporto. Una prova che si è estesa anche all'effetto scenico dell'incenso, che brucerà in 8 punti intorno a Rosa, quella in basso, accompagnando i Facchini con il suo profumo e il suo fumo caratteristico.
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi
