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Sei viterbesi (e 400 italiani) "sequestrati" in nave davanti le Barbados

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VITERBO - Una gravissima situazione sta facendo trasformare in incubo una crociera attesa da circa tre anni: sono quattrocento gli italiani bloccati dentro una nave da crociera, senza alcuna possiblità di scendere su nessuna isola caraibica e davanti a sè la scelta tra reclusione forzata o ritorno anticipato a casa. Tra questi 6 viterbesi e una famosa pallavolista di beach volley, Greta Cicolari (in foto), che per prima, complice anche la sua immagine pubblica, ha lanciato l'allarme sui social.

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A raccontarci in prima persona la situazione, e come si è giunti a vivere questa specie di incubo, una delle turiste viterbesi a bordo.

Da dove parte il suo lucidissimo racconto? Dalla lunga attesa di questa vacanza: "Siamo circa in quattrocento italiani, molti con la crociera prenotata da tre anni, prima che il mondo precipitasse in questa pandemia, a cui si sono aggiunti giovani in viaggio di nozze, certi di poter vivere finalmente il prolungamento di un sogno a due. Da Viterbo siamo in sei e, come tutti, siamo partiti il 2 dicembre da Savona, sede della compagnia di navigazione, battente bandiera italiana. Qui abbiamo trovato altrettanti turisti, sia area Schengen e non, dalla Francia, Belgio, Inghilterra, Germania, tutti con green pass da vaccinazione. Agli italiani, solo a noi, era anche richiesto un tampone molecolare, a spese nostre, da portare, ed entrando hanno effettuato un tampone rapido, in questo caso a tutti, stranieri compresi. La crociera prevedeva la navigazione verso le Canarie e poi il proseguimento solcando l'oceano fino ai Caraibi, con l'unica tappa in dubbio delle Barbados, indipendenti da 20 giorni dal dominio britannico, e ancora senza accordi con lo Stato Italiano. Oltre al tampone molecolare pensavamo che rinunciare a quella discesa sarebbe stata l'unica differenza con gli altri turisti con cui condividiamo il tempo comune a bordo".

E invece, strada facendo, si accorgeranno che non sarebbe stato così, anche se all'inizio non è stato facile capire cosa li aspettasse: "Arrivati dopo sei giorni a Tenerife - prosegue la turista viterbese - siamo scesi insieme per l'escursione, sempre con le guide e controllati dalla compagnia. Faccio una chiamata ad un'amica per salutarla e vengo a sapere che l'Italia aveva bloccato la discesa a tutte le isole caraibiche. Un'anteprima che nessuno conferma, perché, subito dopo, una chiamata alla direzione della compagnia non ci confermano nulla e ripartiamo tranquilli, verso la navigazione sull'oceano".

Ed è in mezzo al mare assoluto che arrivano le conferme, che addensano di nubi quella che doveva essere una bella vacanza natalizia, che si sarebbe prolungata fino al 23 dicembre, per alcuni, e addirittura il 30 per altri.

"Durante la navigazione è arrivato un foglio in cabina - aggiunge - dove era precisato che il 16 dicembre gli italiani sarebbero tutti sbarcati perché il governo non aveva autorizzato l'accesso ai Caraibi. Due le soluzioni proposte: o concludere la crociera quel giorno, facendosi accompagnare in aeroporto per tornare il 17 in Italia, o restare fino al 23 dicembre in nave senza poter fare nulla, se non guardare gli altri scendere a fare tuffi nel mare cristallino caraibico. Inoltre chi non aveva prenotato il volo nel pacchetto nave, avrebbe dovuto trovare privatamente un volo da Santo Domingo, con tutte le difficoltà del momento. Ovviamente chi opta per scendere il 16 e tornare a casa, secondo la compagnia, non avrà alcun rimborso, ma questo è tutto da vedere".

Oggi, all'arrivo della nave a Bridgetown (Barbados), quattrocento concittadini italiani hanno visto altrettanti turisti esteri salutare gioiosi e andarsi a godersi la città e il suo mare, restando intrappolati su una nave che, complice la scontata discesa dei passeggeri, risulta in manutenzione: "Siamo a 30 gradi - precisa la nostra lettrice imbarcata - e qui sopra hanno chiuso pure le piscine, svuotandole e impedendo l'accesso con le reti, e altri servizi previsti normalmente ai passeggeri. Immaginate cosa stiamo vivendo".

La situazione è paradossale e sfonda addirittura nel ridicolo, specie per un italiano con doppio passaporto, anche svizzero, in vacanza con la moglie. La sua sfortuna è aver portato solo il passaporto tricolore (che poi è europeo e quindi dovrebbe valere come uno francese o tedesco), quindi resta in nave, mentre la moglie, svizzera, può scendere.

I turisti si sono organizzati in un comitato spontaneo e stanno cercando di avere risposte: "Abbiamo subito contattato la Farnesina -  aggiunge - e ovviamente siamo qui ancora senza avere risposte. La nostra preoccupazione ora è davvero alta, perché stasera torneranno i turisti che sono usciti, e questo non garantisce la sicurezza, noi chiusi qui, loro in giro magari a prendere il virus. Trovo molto grave che la compagnia abbia scelto comunque di partire senza indicazioni precise sugli accordi che il governo non aveva ancora preso, infatti al porto c'è un'altra nave, stavolta con bandiera portoricana, ed è giunta qui senza turisti. Questo, per me è un comportamento rispettoso dei clienti".

Come precisato sulla nave si trova anche Greta Cicolari, campionessa italiana di beach volley, reduce dalle olimpiadi di Tokyo, che si è sfogata sui social, confermando quanto detto dalla nostra lettrice, visto che stanno davvero "sulla stessa barca", con qualche dettaglio in più, che aggrava, se possibile la situazione.

"L’attuale DPCM ha scadenza 15 dicembre, e ad oggi non è ancora pubblicata la nuova lista dei Paesi in cui è permesso scendere a noi italiani - scrive Greta -. Il mio viaggio dovrebbe terminare su questa nave il 30 dicembre, quindi con le rassicurazioni che mi erano state fatte sono partita molto fiduciosa. Tra i passeggeri ci sono turisti di Paesi in 'Lista E', come il Brasile, che non hanno potuto imbarcarsi in Italia in quanto avrebbero dovuto fare la quarantena, ma che sono stati fatti imbarcare a Barcellona e che sono saliti in nave senza quarantena. Questi passeggeri mangiano a fianco nostro, vengono a far sport in palestra senza mascherina vicino a noi italiani, passeggiano sui ponti e prendono il sole nella sdraio a fianco a noi. Viviamo in spazi relativamente ristretti, con l’obbligo della mascherina ma ovviamente sempre vicini e a contatto come al ristorante, al bar, in piscina e in palestra. Loro oggi sono scesi, e scenderanno in tutte le altre isole e noi saremo obbligati a vederli dai ponti nave, scendere e poi verso sera risalire. Scenderanno liberamente a fare i loro tour e tuffi al mare, in Paesi che secondo il nostro Stato sono molto pericolosi, e torneranno poi in nave a stretto contatto con noi, che invece saremo stati diligenti e attenti a non prenderci il virus. La mia conclusione è: o io italiana ho un sangue speciale confronto agli altri cittadini del mondo (forse qualche medico pensa che il sangue italiano sia più propenso a prendere il virus mentre quello brasiliano, francese, spagnolo, tedesco... eccetera no), o qui qualcosa nel sistema è saltato e non si sono accorti che oggi su questa nave sta succedendo qualcosa di molto anomalo, quasi un bug, che però non ci tutela e ci lascia nello sbando più totale e soli a noi stessi. Farnesina, non è che ci daresti delle risposte?".

Meritano risposte, lo merita Greta, lo merita la nostra lettrice, gli altri 5 viterbesi a bordo, insieme ai 400 italiani. E non solo risposte: qualcuno dovrà prendersi la responsabilità, anche economica, di rimborsare una vacanza o un viaggio di nozze diventati terribili, spese supplementari per tornare in patria, sempre se riusciranno a trovare voli in questa fase, e soprattutto qualcuno dovrà finalmente comprendere che le decisioni prese a Palazzo si ripercuotono in modo violento e doloroso sui cittadini, che siano a lavoro o che si stiano godendo una meritata vacanza. Perché gli italiani non sono marionette da muovere a piacimento, blindandoli come soldatini, ma persone che hanno una dignità che merita rispetto. E risposte.

Teresa Pierini