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Bloccata in Libano da mesi: lavoro, speranze e futuro dell'artista Laura Allegrini

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VITERBO - Piano piano stiamo prendendo confidenza con il ritorno alla vita normale, è bastato permettere di uscire, di tornare al lavoro. Non è certo difficile quando ci si limita ad aprire un portone, quello di casa. Ci sono italiani ed italiane che non hanno la stessa facilità, perché non basta il portone se sei lontana migliaia di chilometri e non ci sono aerei che ti riportano in Patria. E' quello che è successo a tanti, e tra questi una nostra concittadina, l'artista Laura Allegrini.

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Non è facile immedesimarsi in qualcuno sospeso nel limbo di un luogo che ama, raggiunto per lavoro, da cui però non riesce a tornare indietro. L'abbiamo intervistata per capire cosa si prova e quali siano le speranze nel ritorno.

Come si è trovata in Libano prima della quarantena?

"E' dal 2017 che vengo da turista in Libano, nel giugno 2019 la grande occasione, inaspettata, di cantare col più importante musicista del Libano, Ziad Rahbani, nonché figlio e autore della cantante Fairuz, di cui cantavo già le canzoni in Italia, che per altro è stata la molla che mi ha fatto visitare il Libano. Poi la decisione di venire a studiare qui, con partenza il 2 settembre. Tutto si stava profilando a meraviglia, quando il 17 ottobre è scoppiata la Rivoluzione Popolare". 

La prima cosa che ha pensato quando ha capito che sarebbe rimasta li, ben prima dell'emergenza sanitaria?

"Arrabbiata, perché dovevo tornare in Italia per incidere la mia versione dell'Inno Nazionale Italiano col musicista. E questa incisione doveva essere inserita in un video, che avevo già realizzato con la direttrice di un giornale libanese, Victoria Moussa, ed essere lanciato in rete: il mio omaggio all'Italia e alle Forze Armate. Speravo sinceramente che durasse poco il lockdown, purtroppo ho visto sfumare la possibilità di realizzare la registrazione. Col senno di poi, mi sono sentita come miracolata. Se per caso fossi arrivata come previsto il 9 marzo, sarei rimasta bloccata in Italia, con tutte le mie cose lasciate a Beirut. Inoltre proprio in quei giorni il chitarrista ha perso il padre. Una cosa tristissima, gli è stato portato via dall'ambulanza e non l'ha più rivisto, né morto né vivo. Non lo hanno fatto entrare neanche al Pronto Soccorso, glielo hanno riconsegnato dentro alla bara, chiusa. Un tristissimo funerale con sei persone, e neanche un amico che potesse confortarlo, se non al telefono".

Quindi ha vissuto più o meno lo stesso dramma del resto del mondo

"Anche qui c'è stato il lockdown ma non è stato così drastico. Consideri pure che venivo già da quattro mesi di Rivoluzione Popolare contro il Governo Libanese, e già avevo fatto un'altra quarantena, onde evitare di trovarmi in situazioni di difficoltà. La Rivoluzione è iniziata il 17 ottobre e non è mai finita. Ha fatto chiudere tutti i locali, fatto sfumare le possibilità di continuare a cantare a certi livelli, messo in ginocchio l'arte e i concerti in genere.
Eppure non mi sono sentita persa, ho fatto leva sulle mie risorse. Ho continuato a scrivere e a dedicarmi ad una nuova passione, la regia cinematografica e il montaggio. E' così che è nato il mio cortometraggio : Dante Alighieri in quarantena, un omaggio al sommo poeta per la sua ricorrenza, nelle manifestazioni del Dantedì. Questo mi ha fatto sentire più vicino all'Italia e agli amici italiani che ho inserito nel video".

Ha potuto lavorare regolarmente?

"Attualmente sono al montaggio di un altro cortometraggio dal titolo: Stay home Italy, sempre con gli italiani in quarantena. E la cosa più divertente è che ho fatto: la regia a distanza. Ho coinvolto 80 persone: 24 fra amici e conoscenti italiani, e il resto persone comuni che hanno aderito facendosi riprendere da una persona che, per mio conto, ha effettuato le riprese a Tuscania, in provincia di Viterbo. Amici e conoscenti dovevano realizzare un video, secondo le mie direttive, e inviarmelo. Ci sono state persone che hanno dovuto girarlo più volte perché non mi soddisfaceva. Sono molto pignola ed ho le idee molto chiare sul cinema che voglio proporre. Chi studia cinematografia, parte inevitabilmente dal cinema italiano che ha fatto da maestro al resto del mondo, il Neorealismo. Anche io sono partita da li, ma a distanza, e senza mezzi". 

All'inizio ha provato a tornare in Italia? Con quali risultati?

"Alitalia mi ha scritto il 29 febbraio che erano stati cancellati i miei voli, andata e ritorno. E questo perché il giorno prima il Ministro Najjar aveva comunicato a mezzo stampa che gli italiani non potevano più entrare in Libano, soltanto i libanesi che erano rimasti in Italia e gli stranieri residenti. Una mia amica viterbese si è attivata per comunicare con Alitalia e farmi avere il rimborso o la possibilità di prenotare un altro volo. Alitalia stessa ha scelto di rimborsarmi, e il 2 marzo mi ha mandato comunicazione del rimborso. Ho cercato nei giorni seguenti la possibilità di un altro volo, ma l'11 marzo il Governo Libanese ha chiuso l'aeroporto e indetto il lockdown. Le notizie dall'Italia, scoraggianti, mi hanno fatto desistere. Non avrei potuto comunque realizzare il mio progetto di incidere l'Inno Nazionale Italiano, tutto era chiuso, fermo, e poi il lutto del musicista".

Sta avendo difficoltà in questa lunga permanenza forzata?

"No, per quanto detto finora. L'unica cosa che mi fa soffrire è dover mettere la mascherina perché soffro d'asma. Il non poter respirare adeguatamente mi dà ansia. Giorni fa, al supermercato, ho avuto un mancamento e sono caduta addosso ad un ragazzo, che ha avuto la prontezza di sostenermi.
Poi mi manca l'Italia e i miei amici italiani. Forse dovrei tornare e collaborare per la rinascita artistica italiana, ma non so ancora come andranno le cose". 

E' riuscita a capire quanto tornerà?

"Speravo di poter realizzare il progetto prima del 2 giugno, Festa della Repubblica in Italia, e mettere in rete il video con la mia versione dell'inno italiano, invece solo due giorni fa ho letto che l'Italia aprirà al Medio oriente solo il 15 giugno. E così ho visto sfumare anche quest'altro importante appuntamento con l'Italia. Fra l'altro il 2 giugno sarà il mio compleanno, e dovrò festeggiarlo da sola". 

Cosa porterà con se da questa esperienza?

"La più bella delle esperienze della mia vita. Pochi mesi qui, è come se avessi vissuto 20 anni in Italia. Avevo scelto il Libano, anche se mi aspettavo un altro vissuto, ma come dicono le parole della canzone di John Lennon, Beautiful boy: "Life is what happens to you, while you're busy making other plans", "la vita è ciò che ti accade, mentre stai lavorando sui tuoi progetti". Ora ho la certezza che il Libano è la mia seconda Patria. E' come quando tu ami un uomo, e resti con lui anche nelle difficoltà. Ho visto di tutto qui: La Rivoluzione, la Crisi economica, il Default dello Stato, smorsarsi tutte le luci del divertimento e del lavoro, la disperazione degli amici libanesi, perché sotto restrizione bancaria da mesi; e credo che non poter disporre del proprio denaro in giacenza in banca sia una cosa terribile. Insomma, non ho mai pensato di abbandonare il Libano. Neanche oggi. Ho ancora tempo per pensare, se tornare in Italia e restarci, oppure ritornare qui. Non so ancora se mi sarà data la possibilità, da turista, di tornare in Libano.
Ormai visto tutto quello che è successo, lascio decidere la vita. Sarà quello che Dio vorrà, o come dicono qui: Inshallah".

Inshallah Laura, a lei e a tutti gli italiani che hanno messo nel cassetto dei ricordi questa esperienza, magari a tratti terribile ma anche di forte crescita personale. Saremo pronti a fare una festa, virtuale. per il suo compleanno, che coincide con quello della Repubblica Italiana.

Teresa Pierini