VITERBO - "Gli istituti di credito, grazie alla garanzia resa dello Stato varata con il decreto Liquidità, potranno finanziare fino a 25 mila euro le imprese e i professionisti, senza effettuare l’istruttoria bancaria" questo il messaggio che è arrivato nelle case degi imprenditori, abbiamo provato a capire cosa è accaduto nella realtà.
Partiamo da un dato, questo non è un articolo tecnico e tantomeno un racconto che coinvolge tutti, non abbiamo chiamato ogni banca della città, non abbiamo dati di riscontro per il totale delle domande presentate. Sappiamo però, sempre per aver chiesto, che alcuni istituti hanno erogato, e sappiamo anche che molti hanno considerato l'importo concesso per azzerare il fido, cosa che ha ridotto di molto l'erogazione stessa.
Per questo abbiamo provato ad approfondire presso una banca, limitandoci a chiedere cosa sta accadendo in una filiale, che non indicheremo, parlando con un bancario che sta cercando, a fatica, di fare il proprio lavoro.
E i dati riscontrati non tranquillizzano nemmeno un po'.
"Questo prestito è, di fatto, un bel rompicapo per imprese ed istituti - esordisce così il bancario - purtroppo c'è stata molta superficialità nel comunicare quanto sarebbe stato facile avere il finanziamento, proprio perché non è facile. Non si può andare in Tv a dire: andate in banca, i soldi sono li, perché il primo risultato è solo che ci si indebita ulteriormente".
Un pensiero che hanno avuto in tanti, perché un prestito del 25% del fatturato precedente è sempre un prestito, da restituire, perché la garanzia dello Stato è l'ultima ratio per un imprenditore che vuole vivere del suo lavoro. Un supporto a fondo perduto, quello poteva essere utile davvero, solo quello.
Tornando allo sportello: "Chiaramente dipende da banca a banca, ciascuno ha le sue procedure e la nostra è molto rigida - ci spiega il bancario -. Sono arrivate molte domande ed ora la 'palla' è passata a noi, che stiamo lavorando tutta la documentazione raccolta. Ora siamo noi che siamo nella posizione peggiore, vediamo il problema attuale delle aziende, il dramma lo possiamo toccare con mano ma siamo costretti a prendere tempo e ancora non abbiamo concesso nulla".
Di fatto quel "senza effettuare l’istruttoria bancaria" non ha senso di esistere, perché le banche devono verificare le carte, per decidere l'importo (25% del fatturato annuo precedente) e comunque garantire la solvibilità del cliente, se non vogliono perdere la garanzia statale e le altre garanzie previste per legge.
Una storia davvero complessa, per le imprese, con l'acqua alla gola, per le banche, che rischiano anche di perdere la faccia per colpa di una comunicazione non completa. Cosa bisognava fare lo spiega nelle parole conclusive il nostro bancario: "Serviva più fluidità, la banca doveva essere solo il braccio esecutivo".
Teresa Pierini
