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Post-terremoto Centro Italia: l'Inps chiede i contributi del 2016/17

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NORCIA - Sono passati poco più di tre anni dal terremoto che ha messo in ginocchio il Centro Italia, da Amatrice a Norcia, ma forse per lo Stato Italiano l'emergenza è passata.

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L'emergenza vera, quella sulle spalle degli imprenditori e dei lavoratori, perché l'emergenza delle passerelle quella no, quella è ancora in essere, peccato che sia solo di facciata e non corrisponda alla vita reale, la stessa vita reale fin troppo lontana da chi "abita" il palazzo.

La situazione è stata denunciata con forza da Arianna Verucci, titolare della Cioccolateria Vetusta Nursia, la prima azienda rinata a Norcia, esclusivamente con forze e finanze personali, un atto di rispetto alla sua terra e a papà Gabriele, scomparso nel febbraio 2017, pochi mesi dopo il terremoto e precedente titolare dell'attività.

Si è rimboccata le maniche e ha deciso di dare un messaggio positivo, ma a tre anni dal sisma si guarda indietro ed amara esclama: "Sto pagando per essermi rimessa in gioco, ormai siamo cittadini senza città".

Sono tanti i motivi, il primo e più evidente è quello di sentirsi soli, abbandonati, nonostante l'enorme solidarietà degli italiani. Un esempio su tutti sono gli sms solidali: trenta milioni di euro fermi in una banca (e indovinate quale), mai giunti ad un progetto, sicuramente mai giunti a Norcia. Storie italiane, si dirà, ma non finisce qui, perché la storia diventa parodia in questi giorni, come racconta Arianna: "Questa mattina ho pagato l'intera cifra dei contributi Inps del 2016/17, precedentemente congelati, come se il terremoto fosse ormai superato. E il paradosso è che i dipendenti, a cui nel tempo è andata l'intera busta paga lorda, hanno dovuto versare il 40%, mentre gli imprenditori il 100%, come se ci fossero lavoratori di serie A o B o peggio lavoratori da penalizzare in quanto titolari di azienda".

In pratica secondo l'ente previdenziale l'attività è ripresa ed è giusto pagare, ma come è ripresa questa attività? Lo spiega ancora Arianna: "Al momento le vendite, almeno per il nostro settore, sono esclusivamente nel comparto grossista. E' completamente scomparso l'indotto turistico, e come immaginerete, anche a parità di fatturato i margini sono completamente diversi. E' come se ci volessero penalizzare perché ci stiamo provando. Poi qualcuno mi deve spiegare perché fare differenza tra dipendenti e imprenditori e, soprattutto, perché in altri terremoti in passato si è scelta la cancellazione totale dei contributi o, al massimo, la  riduzione al 40%. Qui no, dobbiamo pagare il 100%".

Una sperequazione che rasenta l'incostituzionalità, che al momento prende di sorpresa gli imprenditori che stanno pagando, per evitare problemi. "Consideriamo che è possibile rateizzare, ma non per tutti - conclude amara Arianna -, nel mio caso, particolare, non è stato possibile. I contributi del 2016/17 erano in capo a mio padre, purtroppo scomparso, e non potendo presentare domanda di rateizzazione, in quanto erede, ho già pagato il totale. Come erede non è stato nemmeno possibile richiedere il risarcimento di 5.000 euro stanziato per gli imprenditori colpiti dal sisma; poi però due anni dopo i contributi, che non possono chiedere al titolare, li chiedono all'erede? Quando c'è da ricevere no, quando c'è da pagare, sempre in testa alla stessa persona, si. Non so davvero se riderci su".

Burocrazia che sconfina davvero nel comico. Ora la paura di Arianna Verucci e di tanti imprenditori è alta, perché dopo l'Inps potrebbero arrivare le bollette e tutto quello che finora non è stato pagato, causa terremoto.

Norcia, come Amatrice e tutti i paesi del cratere, coinvolti in quelle drammatiche notti di agosto ed ottobre 2016 dovrebbero essere supportati, dando intanto quello che c'è, e i soldi degli italiani ci sono, ed evitando passerelle, altrimenti tutto perde senso e resta l'amarezza di uno Stato che non è in grado di tutelare i propri cittadini.

Teresa Pierini