VITERBO - La Viterbese Castrense ha perso 4 a 0 contro la capolista Juve Stabia, ma non è questa la notizia sportiva del giorno. Oggi qualsiasi risultato passava in secondo piano, primo per l'importanza dell'avversario, secondo perché era la giornata di Andrea Arena, giornalista, scrittore e tifoso del calcio vero, scomparso esattamente un anno fa.
Una giornata uggiosa e nebbiosa ha fatto da scenario alla dedica di una città, dei suoi tifosi e dei suoi amministratori al professionista di sport più bravo e ammirato. Andrea era un'istituzione, per meriti, per ironia, per una capacità infinita di scrivere in modo fantastico cose che nessuno era in grado di scrivere e forse nemmeno di notare.
A distanza di dodici mesi il vuoto è evidente, per la sua famiglia, per chi lo ha amato, per gli amici e tanti colleghi. Per questo nacque l'idea di intitolare a lui la sala stampa dello Stadio Rocchi, il luogo dove ha passato giornate infinite. Parte così la petizione indirizzata al Comune per il gesto formale che si è celebrato oggi.

Una targa, poche parole ma fondamentali, Andrea Arena, 1978 - 2018, Giornalista libero, scrittore, amante dello sport, tifoso della Viterbese. Poche parole, "scritte in italiano corretto", una sintesi straordinaria. Sarebbe bastata questa targa per descriverlo, scoperta dal sindaco Giovanni Arena, dal presidente della Viterbese Piero Camilli, da papà Mauro e mamma Giovanna, insieme ad Alessandra, collega ma soprattutto amore della sua vita.



Era giusto però ricordarlo anche a parole, per rispetto dei tanti amici presenti allo stadio, arrivati magari anche solo alla fine per lui, senza nemmeno sbirciare il rettangolo verde.


Ed è così che il sindaco Arena apre le danze: "Saluto e ringrazio i familiari e la Viterbese. Oggi sarebbe stato bello avere l'arguzia di Andrea per questa partita, peccato davvero, fa un certo effetto leggere le due date della targa, 1978 e 2018... davvero troppo poco per la sua vita, e la frase giornalista libero, meritata. Ringrazio Eleonora che ha avviato la petizione tra i colleghi e Giulio Marini per averci sollecitato a fare questo".
Piero Camilli, presidente della Viterbese Castrense si sbilancia nel ricordo: "Andrea l'ho conosciuto sul campo, ero a Grosseto e mi diceva sempre 'Venga a Viterbo', è evidente che sono qui anche grazie a lui. Non amo i giornalisti, lo sapete, con tanti 'pennivendoli' in giro lui aveva una libertà intellettuale che non si trova sul mercato. Sono vicino al professore e alla famiglia. Vi dico quello che penso... lui è qui".
Papà Mauro, il professore, ringrazia i presenti, gli amici: "Tutti quelli che continuano a tenere vivo il ricordo di Andrea, specie in un luogo come questo, dove era perfettamente a suo agio".

La commozione tra amici e colleghi è evidente, ma qualcuno deve vincerla e tocca ad Eleonora Celestini parlare con conto di tutti: "Grazie al presidente, al sindaco, alla giunta e il consigliere Marini, il questore che ha accelerato l'iter e oggi ha garantito la sicurezza, un saluto alla famiglia e alla fidanzata Alessandra. Grazie a tutti i 100 giornalisti viterbesi che hanno firmato l'appello. È giusto che chiunque verrà qui si chiederà chi è Andrea Arena, giornalista libero e grande tifoso".
Una cerimonia doverosa, l'ennesimo gesto al quale Andrea avrebbe risposto con la sua ironia, con sarcasmo. Non amava sicuramente le banalità ma capirà che questi gesti sono utili a chi resta, famiglia, amici, colleghi, perché imprimono per sempre il ricordo di chi è stato grande e permettono di tramandarlo. Come giustamente ha detto Eleonora, leggendo il suo nome qualcuno si chiederà chi è, e si porterà via il ricordo. Resta da capire cosa avrebbe detto di ben cento giornalisti viterbesi che hanno firmato per questa intitolazione; a tutti noi, forse, avrebbe detto: "Cento giornalisti, tutti concentrati su Viterbo? E chi lavora davvero in questa città?"
Teresa Pierini
