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Da Viterbo città del Natale a Viter-boh... e stavolta c'è poco da ridere

VITERBO - Quando la satira supera la realtà: non ci vuole molto ad ammettere che quest'anno della città del Natale è restato solo il ricordo. "Boh" è forse la prima cosa che viene in mente girando per la città, e da li Viter-boh, richiamo all'ottima pagina di critica di Daniele & Co, e basterebbe il coraggio di affrontare un piccolo esame di coscienza per ammetterlo, mettendo da parte l'arroganza.

La città del Natale è, di fatto, già stata distrutta dal divieto degli stand agli organizzatori del Village, a cui è rimasto esclusivamente la gestione delle attrazioni, a pagamento, intorno alle figure di Babbo Natale, Befana, Elfi e il Grinch, che molto probabilmente riflette lo spirito di molti turisti dopo la visita in città. Sono tanti i commercianti che confessano lo stupore di chi, venendo da fuori, ha trovato, anzi non ha trovato l'atmosfera natalizia nelle vie.

Per dare un beneficio d'inventario abbiamo atteso oggi, per comprendere quale fosse il regalo dell'amministrazione Frontini per questo Natale, da scartare come da tradizione l'8 dicembre.

Fino ad ora avevamo saputo dello stop al mercatino natalizio e alla giostrina al Sacrario, che è sembrato più un dispetto ai bimbi che altro, ma quando si amministra si fanno delle scelte. Quando si vieta, però, il pubblico si aspetta una sopresa. Oggi era il giorno della sorpresa che tutti attendevano e purtroppo non c'è stata, o almeno se c'è stata è diventata una sorpresa amara (guarda le foto nella gallery).

La città ha qualche allestimento singolo in due piazze centrali, una mega stella in piazza San Lorenzo, che all'imbrunire cancella completamente la visione del Palazzo papale, timidamente illuminato di un blue notte. In piazza Fontana Grande una enorme palla di Natale è parcheggiata davanti la fontana, bella sicuramente ma assolutamente sganciata da qualsiasi logica.

Poi piazza del Plebiscito dove è presente un timido alberello, ecologissimo e che continuerà a vivere dopo le feste, illuminato però come farebbe una famigliola che teme l'arrivo della bolletta  in crisi energetica. Il top è poi la scritta proiettata su Palazzo dei priori, che riesce a far rimpiangere il povero Sebastiano del Piombo di barelliana memoria: quella scritta "Mi @ langio lo" ha fatto impazzire mezza piazza, già mezza vuota rispetto al recente passato. Quasi nessuno aveva capito che era la gloriosa firma di Michelangelo, un invito a visitare la mostra pochi passi più in là, nel cortile del palazzo. Il povero Michelangelo, insieme all'amico Luciano, rischiano di restare soli per molto ancora.

L'apoteosi poi è al Sacrario, dove al posto di un mercatino che tanti fan filo amministrativi hanno denigrato per giorni, sparando a zero sugli ambulanti colpevoli di proporre solo cineserie e oggetti inutili, son arrivati insalate, carote e cicoria. Oggi immagino che gli stessi avranno il cuore pieno di gioia: per fare un fantastico minestrone (natalizio?) potranno trovare tutto l'occorrente, e magari fare meravigliosi regali a qualche amico vegano. Se gli amici, però, gradiscono addentare un hamburger la situazione regali si mette maluccio, meglio girare alla larga. Nessuna colpa agli organizzatori, Tuscia in bio è un mercatino biologico e quello deve fare, vendere prodotti biologici, ottimi e salutari. Non a Natale però. Se poi si pensa che lo stesso è aperto solo nei giorni di festa, dal lunedì al venerdì o si fa scorta o si fa spesa altrove. Infine la perla: il vecchio mercatino, a detta di tanti, era bruttissimo, con quei tendoni a strisce bianco e rossi dal tettino verde, di plastica, imbarazzanti si. Mica come i gazebo usati oggi, identici a quelli che i partiti usano per le raccolte firme o i sit-in di protesta. Chissà dove sono finiti i capitolati che richiedevano le casette di legno in stile alto-atesino?

Non ci siamo, carassima sindaco Chiara Frontini, perché cambiare non è sinomino di far bene per forza. Cambiare è una scelta ottima, a patto che si abbia una soluzione alternativa. Cambiare, dicendo no, senza sapere poi come riempire quel no non è la soluzione adatta e ogni scelta, qualcuna disperata e dell'ultima ora, può diventare controproducente e ridicola.

Non basta un'ottima Francesca Mencaroni, con il suo quintet jazz, peraltro ammirata anche lo scorso anno, con molta più gente in piazza nonostante l'emergenza sanitaria ancora pesante, e nemmeno le graziose stelline, le majorettes di Grotte Santo Stefano, o piazza Verdi allestita dalla Camera di commercio (con una logica) e nemmeno la filo diffusione con la musica natalizia. Prima serve un pizzico di umiltà, per avre il coraggio di manterene lo status quo, provando a cambiare tra un anno, pianificando a dovere.

E adesso siamo noi a a chiederci ... Viter-boh????

Teresa Pierini