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I facchini si raccolgono davanti la loro "Rosina": messa in Santuario con il vescovo Fumagalli

VITERBO - Sarebbe stato il giorno più difficile per i Facchini di Santa Rosa, un 3 settembre che di fatto non c'è. E Sandro Rossi ha scelto di trovarsi lontano, per non soffrire troppo. Ma il Sodalizio c'è e raggiunge, con molti fedeli, la loro piccola Rosina per pregare davanti al tabernacolo che custodisce il suo cuore.

C'è l'atmosfera di festa in giro per la città, i viterbesi avvertono comunque il giorno speciale e, nonostante la Macchina di Santa Rosa sia rimasta nel capannone, nonostante non si sia celebrato il rito del giro delle sette chiese, una chiesa è stata omaggiata e rispettata: il Santuario di Santa Rosa.

Con il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini la sua squadra storica, nei banchi tanti facchini, in divisa "borghese", con cravatta e mascherina (sigh) d'ordinanza. Vestiti da Facchino solo 4 piccoli cavalieri, due fuori la chiesa e due dentro, a fare da picchetto alla statua della Santa.

Resta il raccoglimento della santa messa, celebrata dal vescovo Fumagalli, restano le preghiere che sono giunte a Rosa, come è giunto il coro più caro ai Facchini, quel Mira il tuo popolo che normalmente viene intonato nella chiesa della Trinità, davanti all'effige miracolosa della Madonna Liberatrice e che stavolta diventa il coro di chiusura della messa, cantato dai Facchini, poco dopo la benedizione del vescovo e la timida intonazione Evviva Santa Rosa, seguita dal tradizionale Evviva. Per quello fragoroso, forte e deciso, sotto la Macchina, aspettiamo il 2021, con il cuore ricolmo di speranza.

Teresa Pierini