MONTEFIASCONE - E' appena tornato a casa Lorenzo Jacoponi, dopo il successo ottenuto suonando il contrabasso nell'orchestra che ha acccompagnato Andrea Bocelli, nella 21ª edizione del Teatro del Silenzio, la tradizionale festa in musica che si tiene a Lajatico.
Ora si rilassa ammirando il lago per qualche giorno, prima di tornare a Milano, al Teatro alla Scala per L'Elisir d'amore.

Lo abbiamo intervistato, per presentare la sua capacità e dimostrare come il mondo della musica è sempre pronto ad aprire le porte al talento.
Come ha iniziato gli studi?
"Mi sono diplomato al liceo musicale Santa Rosa, dove ho studiato pianoforte con Annalisa Bellini, e contrabasso come secondo strumento. Una base che mi ha permesso di partecipare all'esame di accesso al conservatorio milanese Giuseppe Verdi, nella classe di Contrabasso, per il triennio di Eustasio Cosmo, allievo diretto di Petracchi, scegliendo così il contrabasso che era uno strumento decisamente più presente in orchestra. Voglio impegnarmi su questo tipo di carriera, che trovo bellissima, ora che sono diplomato, ed ero primo contrabasso Oscom, l'Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano, sto finendo il biennio per perfezionamento professori d'orchestra al Teatro alla Scala, poi in futuro penserò all'abilitazione per insegnamento".
Sta pensando più al'orchestra o alla docenza?
"Sono giovane e sto cercando di avere più idoneità per acquisire crediti utili per entrare in orchestre e in fondazioni importanti, in futuro, quando sarò più vicino a cercare stabilità, magari potrò pensare all'insegnamento in una scuola, ma ritengo che sia fondamentale avere la massima esperienza possibile in orchestra, per poter trasmettere non solo come mettere le mani su uno strumento ma portare un'esperienza valida, vissuta in prima persona".
C'è molta concorrenza per entrare nelle Fondazioni?
"Il livello del contrabasso di 15 o 20 anni fa non è quello attuale, i posti oggi non sono tantissimi e il livello è altissimo e la competizione è alta. Conta tantissimo anche quello che cercano le Fondazioni, talvolta non trovano nemmeno nessuno da considerare finalista. Il Carlo Felice di Genova sta aprendo tantissimo e alcuni colleghi sono entrati, permettendo ai giovani, ben preparati, di essere introdotti nella vita orchestrale, dando possibilità a musicisti promettenti".

Nel frattempo partecipa ad appuntamenti molto popolari, come il concerto di Bocelli a fine luglio...
"Bocelli è stata una bella esperienza, la mia idea è suonare nei teatri, Andrea ha fatto una gran carriera trovando un nesso tra il suo stile di cantante lirico e quello che voleva il pubblico. Dal mio punto di vista non mi piace l'eventificazione, sarebbe bello che il pubblico scegliesse di assistere ad un'opera e non andare a sentire un cantante lirico. Sono chiaramente grato di aver fatto questa esperienza, suonare davanti a 10 mila persone, una realtà diversa, che però diventa più musica da stadio e non è precisamente quello per cui l'opera lirica è nata. Nel caso di Bocelli funziona bene, la prima parte del concerto era dedicata ad arie operistiche decisamente meno sentite, alcune non le avevo mai suonate, che sono nel repertorio di Andrea, grande uomo di spettacolo. Ovviamente i puristi non gradiscono certe scelte. Ho apprezzato molto uscire dalla mia zona di comfort, una valida esperienza che mi ha confermato che il mondo che voglio seguire è un altro, che si distacca dalla musica che diventa evento. In Italia siamo i migliori a fare l'opera, Verdi ad esempio, come viene fatto alla Scala non lo fa nessuno. La lirica va apprezzata per quello che rappresenta, diversa da uno spettacolo televisivo e aggiungo che non va politicizzata, come accaduto alla Venezi e alla Bianchi, un accanimento che trovo poco corretto, la politica deve stare fuori dalla musica, deve solo agevolare fondazioni e istituzioni musicali che possono creare nuove occasioni, specie per i giovani".
Quali sono i suoi prossimi impegni?
"Dal 23 agosto torno alla Scala per sei repliche de L'Elisir d'Amore, un ritorno, visto che ho già suonato nella buca della teatro milanese per la compagnia di balletto con Roberto Bolle. Spero davvero di collaborare ancora, ora mi godo casa, sono molto legato a Montefiascone e Viterbo, sono andato via con il corpo ma non con il cuore, luoghi che meritano davvero molto di più dal punto di vista culturale, specie su classica ed opera, andrebbe migliorata la qualità e ci vuole rispetto per il pubblico. Un pensiero che non si muove non genera musica, basta vedere le partiture originali di Verdi e Bach, che hanno cercato quello che volevano, tornando sugli spartiti e correggendo più volte. Mi piace ricordare questa frase: 'Tornate all'antico e si avrà un progresso', stata scritta da Giuseppe Verdi in una lettera del 5 gennaio 1871 indirizzata all'amico e musicista Francesco Florimo".
Teresa Pierini
