Il nostro sito utilizza cookie e tecnologie simili per ricordare la vostra visita, raccogliere statistiche delle visite e adattare il nostro sito ai vostri interessi. Per maggiori informazioni o per impostare le preferenze dei cookie, in qualsiasi momento è possibile utilizzare il nostro strumento «Impostare le preferenze dei cookie» riservato a chi è registrato al sito. Accettando si prosegue la navigazione e si acconsente all’ installazione dei «cookie» da parte nostra o di terzi.

La scalata dell'Everest di Alessio Bernabei: "Superare l'infelicità e raccontare la mia musica"

Protagonisti
Font

MILANO - Tanta voglia di rinascita, la certezza di essere finalmente se stesso e di poterlo mostrare. E' il nuovo Alessio Bernabei, che dopo l'esperienza con i Dear Jack e la fase da solista gestita da una multinazionale della musica, mette un punto ripartendo dalle sue note con una nuova etichetta (Zero11 dischi distr. Believe) e un nuovo gruppo di lavoro.

Pin It

Abbiamo visto i primi passi di Alessio e della band, li abbiamo seguiti sin dai tempi di Amici. In questi giorni abbiamo letto molto sul suo ritorno nel mercato discografico, anche un articolo su Rolling Stone interamente incentrato sui primi tempi, con tanto di titolo acchiappa click. Per questo, per dare di nuovo a lui la parola, ma anche per presentare il suo nuovo interessante lavoro, "Everest" (clicca qui per leggere il comunicato di lancio), lo abbiamo intervistato, spaziando da passato, a presente e soprattutto futuro, per quello che si può pianficare ora.

Partiamo da quell'intervista, dal suo titolo forte, dal racconto vero di quanto accaduto tra i Dear Jack. Quanto sono vere quelle parole forti su antipatia e litigate?

"E' giusto partire da quello, perché con quelle parole ho voluto spiegare tutto quello che negli anni ho filtrato, per imbarazzo e per non creare scompiglio. Il risultato è stata un'intervista forte, con un titolo ad effetto, quando è uscita ho parlato con tutti i ragazzi e hanno scherzato con me dicendo 'Si vede che ci vuoi bene...', ma quanto avvenuto era vero e lo condividono anche gli altri Dear".

Una seprazione inevitabile quindi?

"C'era tensione tra noi, convivenza forzata, un lavoro che ci portava a stare uniti, insieme 24 ore su 24, le fan ovunque, ci eravamo stufati tutti, e io la pensavo diversamente su tante cose. Mi sono trovato a non avere più la voglia di alzarmi la mattina per andare a suonare, una cosa brutta perché era il sogno della mia vita. Per questo ne ho parlato con loro, sapendo che davanti a me c'era un bivio: da una parte l'infelicità, perché non condividevano la mia idea e le mie proposte, dall'altra andare da solo. Per questo me non sono andato, portandomi dietro solo il mio nome. Dovevo salvaguardare la mia salute e ho scelto. Era la prima volta, poco tempo prima ero stato catapultato dalla mia cameretta... al Forum di Assago".

Nel tempo avete avuto modo di chiarirvi?

"Con calma, ora sono felice, dopo una lontananza tra noi nata dall'imbarazzo e il rammarico. Tutto è ripreso dall'amicizia con Francesco Pierozzi, ci vedevamo di nascosto e ci siamo risentiti, piano piano anche con tutti. E potevamo ritrovarci, abbiamo anche pensato ad una reunion, nel gennaio 2020. Ci abbiamo provato, ma le divergenze che avevamo allora sono rimaste tali. Stavolta però noi eravamo più maturi e le abbiamo affrontate, non potendo fare altro che salutare il progetto e l'idea di ritrovarci di nuovo".

Tra i Dear Jack e una reunion che non c'è stata, Alessio ha vissuto la prima parte di carriera da solista. Cosa non ha funzionato?

"Anche nella scelta da solista, nonostante sia stato accolto dalla casa discografica come in una famiglia, non c'era la linea musicale che volevo per me, ormai è chiaro, io non devo fare cose che non mi piacciono. Non valeva la pena essere infelice, di nuovo. Mi sono fermato per capire, serviva tempo per riflettere, un fermo doloroso, coinciso con il lockdown e i progetti bloccati, servito per capire chi ero e quello che volevo fare".

Dal buio allo spiraglio di oggi, da cui nasce Everest. E' la volta giusta?

"Spero, ora sono molto felice perché c'è un bel riscontro, è tornato un Alessio che non vedevo da tempo, consapevole, maturo. 'Everest' è tutto scritto da me, musica e testo, volevo far ascoltare alle persone quello che avevo dentro e ci sono riiuscito. Adesso la canzone deve arrivare a più orecchie possibili, tante persone che possono cogliere quello che voglio raccontare. La soddisfazione, dai primi riscontri, è che piace". 

E arriviamo al futuro, ancora incerto per via dell'emergenza, ma finalmente pieno di musica?

"Ho scritto molto in questi due anni e ho molto materiale, quindi ogni tanto uscirà un nuovo brano, almeno un paio di singoli prima dell'estate, poi nascerà il cd. Siamo ancora in piena emergenza, non sappiamo quando torneremo a fare quello che facevamo prima, ma lo sto vivendo bene, con pazienza e perseveranza. Certo, pesa la grande astinenza dai live, spero che si sblocchi presto per tornare sul palco, anche se a me, lo stop, ha fatto raccogliere le idee e capire quello che volevo fare".

E' un Alessio Bernabei maturo, che si è tolto dalle spalle un peso importante, momenti di vita che non riusciva a gestire come avrebbe voluto. E da questo nasce "Everest" (clicca qui per vedere il video), una ballata che lo rappresenta pienamente, dedicata al suo pubblico giovane, con un inciso orecchiabile e una serie infinita di messaggi che potrebbero diventare il suo manfiesto di rinascita.

Teresa Pierini