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Francesca Totolo racconta il suo "Le vite delle donne contano" che sarà presentato a La Fortezza

Libri
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VITERBO - Francesca Totolo sarà oggi, sabato 16 novembre, a La Fortezza, per la presentazione del suo ultimo lavoro: "Le vite delle donne contano. Lola, Pamela, Desirée, quando l’immigrazione uccide".

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Il nuovo libro della Totolo, esperta in immigrazione e geopolitica, nonché ricercatrice indipendente, reporter, scrittrice, collaboratrice del Primato Nazionale e di altre testate giornalistiche, è una minuziosa raccolta di tutti i crimini commessi in Europa da immigrati, clandestini, richiedenti asilo, ovvero omicidi, stupri e aggressioni che hanno trovato pochissimo riscontro nei media.

Francesca ha così anticipato a questa redazione gli argomenti che saranno affrontati nel pomeriggio: "Si tratta di un libro inchiesta su ciò che non è mai stato scritto, anzi censurato per anni, ovvero le violenze, sia sessuali che omicidi, di donne e bambine in Italia ed Europa, toccando anche un'immigrazione più integrata rispetto a noi. Sono Paesi che affondano nel colonialismo - precisa l'autrice - prima dell'arrivo di questa ondata migratoria degli ultimi 10/15 anni. Ad esempio la Francia, dove migranti di seconda, terza, se non quarta generazione, perfettamente integrati tendono oggi ad essere fortemente violenti".

Argomenti che fanno parte della cronaca, ma che spesso non vengono esposti, come invece ha fatto la Totolo, evidenziando tante storie: "Dimostrerò che l'integrazione che viene proposta con cittadinanza, scuola e lavoro si rischia di farli diventare più incattiviti - prosegue - perché nonostante gli sforzi dei genitori o nonni, molti giovani vivono ai margini, spesso auto-ghettizzati, senza inserimento nel contesto sociale".

Tra le storie più forti quelle di Pamela Mastropietro, diciottenne che venne violentata e fatta a pezzi a Macerata: "Lei è una vittima dimenticata, nonostante abbia subito un delitto estremamente cruento, che coinvolge sicuramente più persone oltre all'unico condannato, diventato da richiedente asilo a clandestino perché cacciato dal centro accoglienza per ripetuti atti di violenza e spaccio. Non è stata fatta giustizia per quanto subìto dopo - aggiunge Francesca - quando è stata macellata sicuramente da un professionista, non certo dal condannato, e alcuni organi non sono stati mai trovati. La mamma di Pamela è spesso al mio fianco nelle presentazioni, e chiede ancora giustizia ma non riesce a far riaprire il caso, trovando un muro di gomma a difesa dall'assassino, con un sistema di protezione spaventoso a Macerata. Uno dei motivi per cui ho scritto il libro è dare voce alle vittime e ai familiari. Nel caso di Pamela tutto fu soffocato dall'atto di reazione contro gli immigrati, preso a pretesto per trascinare l'argomento sullo scontro per razzismo, dimenticando completamente la vittima. C'è una ragazza di 18 anni morta, affidata alla comunità terapeutica da dove è uscita e la madre è stata avvisata solo dopo ore". 

Una storia italiana raccontata con tante altre europee: "Nel libro tratto storie di altri Paesi, come quella della piccola Gloria, uccisa dal padre ivoriano per vendicarsi della madre che si voleva separare, e ancora delitti d'onore, matrimoni forzati, mutilazioni genitali, tutti argomenti che sono nel codice rosso ma che spesso vengono nascosti - conclude -. In genere chi si proclama antirazzista e a favore dell'accoglienza nega certe situazioni, perché porterebbero al fallimento di queste politiche.
In alcuni luoghi, come in Francia e Inghilterra, ci sono veri propri tribunali paralleli, per imporre la loro legge, non sarà lontano l'arrivo di tutto questo anche in Italia".

Francesca Totolo nel suo nuovo libro "Le vite delle donne contano. Lola, Pamela, Desirée, quando l’immigrazione uccide" (Altaforte Edizioni) vuole raccontare centinaia di storie dimenticate, vite di donne che comunque contano, uccise prima dagli immigrati e poi dal silenzio del politicamente corretto.

Stupri di gruppo, violenze domestiche, ricatti e percosse, tratta delle bianche, la criminalità dietro l’accoglienza, un intero mondo passato volutamente sotto silenzio in nome del buonismo: una ricerca precisa, fatta di dati, nomi e statistiche, ma anche di storie e di vite spezzate, che meritano di avere una voce.

Come scrive Francesco Borgonovo nella prefazione al libro, «Se a stuprare è un immigrato, ancor meglio se presunto profugo o richiedente asilo, la violenza diventa meno fastidiosa, in fondo comprensibile. Questo giustificazionismo è pericoloso, perché ci impedisce di vedere chiaramente quello che sta accadendo».

Ad affiancare l'autrice saranno Domenico Gorziglia (che introdurrà l'incontro) ed Alberto Brandi come moderatore. Appuntamento alle ore 18,30 come sempre presso la Sala Riunioni dell'associazione in piazzale Gramsci 10/A.

T. P.