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Massimiliano Perrotta e Pupi Avati "fuori dal cinema italiano" a La Biblioteca incontra

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VITERBO - Il prossimo appuntamento della rassegna La Biblioteca incontra sarà venerdì 8 novembre, sempre alle 17.30, e vedrà la presenza di Massimiliano Perrotta – con il suo libro Pupi Avati fuori dal cinema italiano (Sabinae Edizioni) – in dialogo con il regista.

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L’incontro è il primo degli appuntamenti organizzati in collaborazione con la Fondazione Carivit e si terrà presso l’Auditorium “Aldo Perugi” del Centro Culturale Valle Faul (via Faul 24-26).

PUPI AVATI, regista, sceneggiatore e produttore, è uno dei maestri riconosciuti del cinema italiano. È anche autore di numerosi romanzi di successo, il più recente è L'orto americano pubblicato da Solferino nel 2023.
Pochi giorni fa, il 30 ottobre, l’Università degli Studi Roma Tre gli ha conferito la laurea honoris causa in Italianistica, per lo studio e la promozione dell’opera e della figura di Dante. Ricordiamo che il regista ha dedicato alla vicenda umana e alla biografia intellettuale dell’Alighieri un romanzo, L’alta fantasia. Il viaggio di Boccaccio alla scoperta di Dante (2021), e il film Dante (2022).

L’AUTORE
Massimiliano Perrotta è nato a Catania nel 1974 e vive a Roma. Regista, scrittore, critico culturale sull’Huffington Post, ha pubblicato le raccolte poetiche Riva occidentale (Sikeliana, 2017) e Dopoguerra (Torri del Vento Edizioni, 2020); il libro di racconti L’aria del tempo (Torri del Vento Edizioni, 2022); le opere teatrali Cornelia Battistini o del fighettismo (La Cantinella, 2006), Hammamet (Sikeliana, 2010, Premio Giacomo Matteotti della Presidenza del Consiglio dei ministri), Masino Scacciapensieri (Torri del Vento Edizioni, 2019).

IL LIBRO
Pupi Avati è fuori dal cinema italiano per una ontologica estraneità agli schemi culturali che nell’ultimo mezzo secolo lo hanno dominato: non ha fede nella storia, non crede nel progresso, non lotta contro il potere, non gli interessano i temi sociali, non si batte per le nobili cause, non vuole denunciare nulla, non racconta la crisi dell’Occidente, non segue le mode, non ostenta citazioni, non è laico.
Per la stessa ragione il cinema italiano ama poco Pupi Avati: lo tratta con condiscendenza, premia raramente i suoi film, fatica a riconoscergli lo status di autore con la a maiuscola. Eppure pochi registi italiani sono autori quanto lui, ogni suo film – riuscito o no che sia – ha una inconfondibile cifra stilistica e una personale chiave di lettura del mondo.
Nella sciatteria generalizzata del cinema italiano odierno, suona paradossale che Pupi Avati non venga acclamato come il piccolo grande maestro che è.
Pubblicato in otto puntate sull’Huffington Post, questo pamphlet sogna di avviare – a livello artistico, culturale, politico – una revisione critica radicale degli ultimi decenni. Il cinema di Pupi Avati non va rivalutato o sdoganato: va letto con occhi vergini, con occhi postnovecenteschi, con gli occhi di domani.