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Margherita Eichberg: "Abbiamo lottato per portare Lisa nel nostro mondo, che poi l'ha uccisa"

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VITERBO - Margherita e Maurizio, per un pomeriggio sono solo due genitori che hanno perso la propria figlia dopo 15 giorni di agonia; che lei sia una soprintendente stimatissima nel territorio e lui un apprezzato biologo poco conta davanti ad un dolore del genere, ma la città ha mostrato il proprio affetto, abbracciandoli con una numerosa presenza per la presentazione del libro "Le tre vite di Lisa", nella sala conferenze delle Terme dei Papi.

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Molto più di un libro, un diario che narra tre momenti diversissimi tra loro nella giovanissina vita di una diciassettenne, prematuramente scomparsa. E Margherita Eichberg parte dalla causa di questa tragica fine: "Lisa aveva una patologia emorragica benigna, nessuna leucemia, ma si sono ostinati sul trapianto, che poi l'ha uccisa, perché le è stato dato un midollo che non era adatto". Un epilogo devastante che li ha visti reagire per evitare che potesse accadere ancora, attraverso la petizione "Mai più come per Lisa" che, a risultato raggiunto, è valsa almeno una rettifica al protocollo sui trapianti.

Delle tre vite, la prima è in Ucraina, quinta figlia di sei finita in un istituto, insieme al fratello Bogdan: "Abbiamo atteso dieci anni per adottarla, vivendo anche momenti difficili, finalmente ce l'abbiamo fatta, insieme al fratello siamo riusciti a portarla nel nostro mondo, che poi l'ha uccisa". Poi la seconda, la difficoltà nell'integrarsi, partendo da una lingua che non conosceva, e la crescita serena con tanti amici, gli stessi che il giorno prima del ricovero ha voluto vicino a sè per una serata fuori: "Abbiamo i video, era una ragazza serena e soprattutto sana, non c'era alcuna fretta per quell'intervento e soprattutto non sono state valutate altre possibliità". La terza vita è quella che narra quei 15 giorni e soprattutto l'analisi della cartella clinica, scrupolosamente fatta dal padre, Maurizio Federico.

Il ibro nasce per l'esigenza di raccontare, perché non accada più: "La notizia esce ma nessuno dei media ci darà lo spazio che volevamo - aggiunge Margherita - l'ultima mia intervista dalla Balivo dura 27 minuti ma non mi è stato possibile fare il nome  dell'ospedale, che era il Bambin Gesù. Alle tre vite di Lisa qualcuno ne vede una quarta, quella della lotta per chi sta soffrendo la stessa situazione, la nostra associazione è a loro supporto, per questo il nostro racconto necessita di girare il più possibile, per arrivare a tutti. Purtroppo morire 'nell'ospedale dei buoni' lascia senza giustizia" conclude amara Margherita.

Una situazione che colpì però amici ed opinione pubblica, e in tanti scrissero al Bambin Gesù denunciando l'accaduto, con il risultato di far subire una perquisizione all'alba in casa Federico, alla ricerca di programmi in grado di generare mail anonime, senza trovarne, ma aggiungendo sofferenza alla sofferenza.

L'incontro, organizzato da Viterbo Insieme, è stato moderato dalla dottoressa Patrizia Tiberi, che ha sottolineato i tanti errori fatti: "Gli ospedali devono essere eccellenza ma considerando tali solo quelli efficienti dal punto di vista strutturale, nel 2020, sono stati chiusi la metà degli ospedali, diventando una sanità che si affida sempre più alla tecnologia, come ad esempio la Tac, il cui referto viene direttamente dal computer senza l'intevento umano e professionale. La medicina non è scienza perché prima deve esserci l'umanità" ha concluso.

Il lato scientifico è stato illustrato da Maurizio Federico: "Lisa, dopo una banale caduta dal monopattino e uno strano livido, esegue degli esami e scopriamo una malattia autoimmune in cui gli anticorpi danneggiano le cellule che creano piastrine - spiega -, potevano esserci molte vie da seguire ma non è stato possibile affrontarle. Dobbiamo far tesoro di questa storia che serve innanzitutto per cercare la 'seconda opinione', che a noi è stata preclusa. Ho anche provato a portarla via dall'ospedale  ma sono stato minacciato di perdere la patria podestà. La dirigenza si è sempre rifiutata di parlarci, poi è arrivato un biglietto di condoglianze. Studiando ho capito cosa fu sbagliato: in genere per un trapianto di midollo vengono tolti i globuli rossi, la sacca infatti è bianca, ma per Lisa decidono di mettere tutto perché le cellule buone erano poche e si rischiava di perdere il beneficio. Peccato che le hanno dato sangue gruppo AB, estremamente pericoloso per chi ha gruppo 0, dandole una quantità incredibile di geni dannosi, che nel giro di 15 giorni hanno distrutto tutti gli organi vitali, partendo dal fegato, poi rene e infine cuore, in coincidenza di un'infezione ospedaliera intervenuta su un fisico ormai completamente debilitato. Dalla nostra lotta, la petizione, almeno è stato aggiunta al protocollo l'obbligatorietà del donatore di riserva, per casi non urgenti, e ad oggi sono state alvate due ragazze. Noi abbiamo provato a dire più volte che era presente il fratello ma nessuno ci ascoltava".

Lisa si è spenta dopo l'ultimo tentativo, con la famiglia ancora una volta lasciata sola a cercare donatori di sangue O necessario a "ripulire" il suo fisico, tentativo durato poche ore, forse perché tardivo, nonostante l'impegno e l'eccezionale risposta di tanti amici che si erano dichiarati subito disponibili e pronti ad aiutare

La battaglia per Lisa si è così spostata sul piano legale, con un procedimento tuttora in corso, incagliato ancora alla fase preliminare, con tecnici ricusati, per evidenti conflitti d'interesse, giudici cambiati, e tanta difficoltà nel trovare periti di parte che verificassero eventuali errori medici nella fase decisionale: "Durante la nostra ricerca quasi nessun medico accettava di verificare la cartella clinica per paura - ha concluso Maurizio - dicevano 'sono bravi' ma io ricordo sempre che sono pagati per questo. Ci sono voluti dieci mesi per avere medici in grado di scrivere una relazione, solo il fondatore Admo, pensate classe 1928, ha letto e fatto approfondimenti per commentare la parte trapiantologica con la sua relazione".

In conclusione l'avvocato Pierluigi Congedo ha aggiunto un commento sulla situazione legale affrontata dalla famiglia Federico, definendo la storia "Un film di incompetenza assoluta, con due genitori colpiti dallo stato confusionale in cui erano stati messi, che hanno affrontato un difficile momento per comprendere cosa era loro accaduto".

Molti dei presenti, tra cui il sindaco Frontini e l'assessore Notaristefano, hanno poi posato con la scritta "Mai più come per Lisa", per sottolineare il messaggio principale: che non accada mai più.

Teresa Pierini