Il "Mito" di Veneziani incanta una platea di leoni

Marcello Veneziani intervistato da Ricucci per Autunno Culturale

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VITERBO - Un ritorno alla realtà, nell’epoca dell’indignazione, della rabbia sociale e civile sprecata sui social network. Il migliore degli auspici per la stagione culturale del Centro Studi Ricerca “Il Leone”, fortemente voluta da Giulio Marini e Daniele Sabatini, al via sabato pomeriggio con il primo evento di una lunga serie.

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La più bella delle immagini è stata proprio quella della sala conferenze del Centro piena in ogni ordine di posto, tanto che molti ospiti sono rimasti in piedi fin oltre la porta d’ingresso per assistere all’incontro. Protagonisti del primo appuntamento dell’ “Autunno culturale”, Marcello Veneziani, giornalista, scrittore e filosofo di chiara fama ed Emanuele Ricucci, firma culturale de Il Giornale, già caporedattore de IlGiornaleOFF, scrittore, con quattro libri all’attivo, tra cui tre usciti in allegato proprio con Il Giornale, di cui uno tradotto in tedesco con prefazione di Pier Francesco Pingitore.

Una realtà tangibile, dice Veneziani, non alla sua narrazione, e una ricetta di salvezza per l’Italia: il mito. Lo stesso mito che non è favola passata, ma ritorno alle radici del presente. Radici profonde che ci parlano di un patrimonio artistico e culturale unico al mondo; là, dove l’Italia è immensa, oltre ogni cosa.

Veneziani non si è risparmiato, anzi. Con sagacia, ironia e fendenti assestati, ha acceso l’attenzione e l’entusiasmo di tutti con la sua visione del mito: ciò che siamo stati, siamo e saremo, in un profondo filosofeggiare di altissimo spessore, pur restando comprensibile e fruibile per tutti. Esercizio di stile a cui Marcello Veneziani ha abituato con i suoi libri e quest’ultimo, “Alla luce del mito” edito da Marsilio, non è da meno. Il concetto di mito avvolge tutta l’assemblea, portando il pensiero comune ad allacciarsi quasi spiritualmente e creando una simbiosi che lascia in tutti quanti, al momento dei saluti finali, la sensazione piacevole che solo le cose belle trasmettono: cosa c’è di più “mitico”?

Un incontro che ha dato il via a quel filo conduttore di una tela che Ricucci e il Centro Studi Ricerca Il Leone si sono ripromessi di tessere durante tutto l’arco di questo primo passaggio di cultura autunnale.

Più e più volte il pubblico non ha lesinato applausi spontanei, in special modo quando Veneziani ha riportato alla luce i ricordi d’infanzia applicando il concetto di mito a quel “facciamo che io ero” che almeno una volta nella vita ognuno di noi ha pronunciato. Un segnale evidente di come si sia colto nel segno di quel progetto di risveglio delle coscienze auspicato e quanto mai necessario ad una Viterbo assuefatta al suo stesso torpore.

Il prossimo incontro, previsto per ottobre, si preannuncia altrettanto caldo: “Torniamo uomini”, l’ultimo libro nato in casa Ricucci, almeno in termini temporali, uscito in allegato con Il Giornale, avrà modo di potersi rivelare mettendosi a nudo per il tramite delle parole, delle sensazioni e dell’empatia dello stesso autore. In sostanza, un altro tassello di un mosaico che a Viterbo – e forse in tutta la provincia – varrà la pena di essere ammirato durante l’articolata e appassionata composizione.

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