BAGNOREGIO - Milioni di turisti ogni anno percorrono il ponte di Civita di Bagnoregio per visitare il borgo, dal 12 settembre una mostra ne celebra la sua inaugurazione del 1965, per fissare definitivamente quella che è un'icona stessa del "paese che muore" (leggi l'annuncio "Il Ponte di Civita, 60 anni di un’icona": abilità e perseveranza in mostra nelle foto storiche).
Un ponte che traccia una serie di strade, quella dell'ingegneria che decenni fa ne permise la solida costruzione, quella della paura, per i fatti del 1996 che portarono alla chiusura dello stesso per una settimana, seguita da una serie di finanziamenti veloci ed urgenti che ne permisero la stabilizzazione, quella del sogno, rappresentata da una lingua di cemento armato che sale in cima al Calanchi per soddisfare l'attesa visita di tanti turisti.

A palazzo Alemanni si celebra tutto questo e l'inaugurazione è coincisa con un emozionante momento storico, moderata dal geologo Claudio Margottini, che ha curato la mostra voluta dal Comune di Bagnoregio e dal sindaco Luca Profili, allestita con il supporto di Casa Civita, rappresentata dall'amministratore di Francesco Bigiotti.

Fautore della rinascita di Civita fu Bonaventura Tecchi, che nel dopoguerra lottò per impedire la sua scomparsa, quando per i pochi residenti presenti era vicino un trasferimento che avrebbe decretato la fine del borgo.

A tracciare il lavoro dello scrittore, studioso e giornalista è stata Luciana Vergaro, che nel 1996/97, altra data critica simbolo, era sindaco di Bagnoregio: "Tecchi manifestò uno straordinario attaccamento per Civita, dove non visse mai, essendo cresciuto nella valle, ammirando però il borgo, la sua vegetazione. Dopo la guerra sviluppa una grande attività giornalistica atta a finalizzare la situazione critica determinata da terremoti e torrenti sottostanti, che erodono il basamento di Civita. In un articolo del 1947 ne tracciò un profilo drammatico e appassionante e su Il nuovo Giornale d'italia creò quello che divenne un marchio 'Il paese che muore'. Ricordo che uno degli abitanti, Venturino, se ne lamentò spesso, perché era davvero un nome brutto, ma Tecchi prontamente rispose 'Vedrai, con questo nome brutto, quanta gente verrà'. E fu profetico, sia per il raggiungimento dell'obiettivo della costruzione del ponte che per le attenzioni future".

La studiosa ha poi tracciato l'iter legislativo di due interventi, il primo a cavallo tra il 1996/97, che finì in due disegni di legge dedicati alla protezione di Civita di Bagnoregio, con milioni di euro di finanziamenti, il secondo firmato da Laura Allegrini, presente alla cerimonia, che ha ricordato quanto sia giusto celebrare la sua grande storia, ma anche il lavoro e le emozioni per un ponte che ha permesso a Civita di vivere, diventando un binomio inscindibile come il ponte di Civita.

Tra gli interventi anche quello dell'ingegner Aldo Giammatteo, figlio di Alvaro, a cui si deve la nascita di questa opera ancora definibile moderna: "Mio padre fece un progetto esecutivo fatto a misura d'uomo, che non prevedeva macchine, rispettando sia l'andamento planimetrico che altimetrico, con l'ultimo tratto inerpicato esattamente sulla conformazione della rupe, e per la sua tenuta pensò a travi con trecce di acciaio armonico per un calcestruzzo forte che si decomprime e sopporta eventuali crisi".

Di figlio in figlio, la parola è passata a Sergio Pasanisi con l'intervento "Il Genio Civile di Viterbo e l’impegno di Guido Pasanisi: istituzioni al servizio di Civita", dedicato all'impegno profuso sulla sicurezza che oggi rende il borgo un luogo unico: "Si parla tanto di aree interne e la storia di Civita ne è un simbolo iconico. Senza tecnologie moderne qui è contato l'uomo, costruendo con le regole del Regio decreto dei Savoia allora in vigore, dedicato alla creazione dell'Italia unita e mio padre approvò il progetho sulla base delle proprie conoscenze. Oltre al valore storico è anche icona estetica, un arricchimento del paesaggio strettamente legato all'immagine stessa di Civita, un ponte stabile che non ha nulla più del necessario per servire".

Infine il ricordo di quel 1997, quando il ponte fu chiuso per una frana che causava oscillazioni e intervenì l'Enea, con prove e carotaggi che anticiparono la legge, diventando poi obbligatori nel piano sicurezza. Un lavoro che servì ad individuare armature e strutture da rinnovare, salvandolo.

La mostra è stata inaugurata con il taglio del nastro alla presenza delle autorità e due figure femminili d'eccezione, le signore Giovanna, che vive nel borgo, e Maddalena, la vedova dell'ingegner Giammatteo.



Ospiti e visitatori si sono poi addentrati nella storia del ponte, leggendo i pannelli e documentandosi con foto e lettere risalenti all'epoca della costruzione e successiva inaugurazione.



Una sala è anche dedicata ai progetti su nuove strutture che nel tempo sono stati presentati per il superamento di un ponte che resiste proprio in quanto icona. Presenti anche miniature di foto esemplificative di quelle scattate da milioni di turisti e un video che ricorda le principali manifestazioni e set di film storici, come "Contestazione generale" del 1970 con Alberto Sordi, a cui il ponte è dedicato insieme al maestro Federico Fellini.
Teresa Pierini e Anselmo Cianchi
