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Il Tesoro di Santa Rosa: una mostra in monastero fatta di arte, fede e luce

La conferenza stampa della mostra

Manifest. Religiose
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VITERBO - Un miracolo: è così che la soprintendente Alfonsina Russo ha definito la mostra "Il tesoro di santa Rosa. Un monastero di Arte, fede e luce", per il ristrettissimo tempo, soli sue mesi, in cui è stata non solo allestita la mostra, ma soprattutto restaurato il refettorio e la lunetta raffigurante L'ultima cena del Cavalier D'Arpino, a cui è stata donata l'ariosità iniziale, potendo riscoprire angoli che nel tempo non erano più visibili (per vedere le foto in anteprima clicca qui).

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Queste festività patronali, oltre alla parte folcoloristica, donano anche un viaggio culturale di tutto rispetto, con annesso un bellissimo catalogo che non solo descrive le opere, ma racconta anche la vita di Rosa, la sua grande fede e la devozione dell'intera città, che sfocia nel Trasporto della Macchina, bene immateriale Unesco, la sera del 3 settembre.

"Da quanto sono arrivata ho avuto il sogno di restaurare il refettorio - sottolinea suor Francesca Pinzaglia - ora posso dire che un altro tasetto è stato messo. Il monastero è pieno di tesori ma il più grande è Santa Rosa, il suo corpo che riposa nell'urna e quella sensazione di grazia che prova chiunque le faccia visita. Non conoscevo prima la sua storia, ora so quanto abbia amato Dio e quanto avesse a cuore la sua città: il gesto di girare per le vie mostrando il crocifisso è la sua eredità. Una ragazza malata, rifutata, scomoda ma allo stesso tempo realizzata; per questo è stata scelta come patrona dell'Azione cattolica giovani, per la sua giovane età e la grande capacità protagandistica. Siamo felici di costudire questo tesoro e accogliere il pubblico ad ammirarlo. In futuro speriamo che anche la sala delle Colonne e altre sale possano essere donate alla vista di tutti".

Una speranza immediatamente raccolta dalla dottoressa Russo che ha annunciato nuovi finanziamenti per il monastero: "Abbiamo appena richiesto e ottenuto l'approvazione per l'annualità 2017 e tra queste c'è la sala delle Colonne, quindi confermo che sarà restaurata, merito anche della sinergia nata qui a Viterbo. Questo monastero è stata una bella scoperta, importantissimi i documenti che ha messo a disposizione il centro studi Santa Rosa. Invito tutti ad ammirare questa mostra, con ingresso gratuito, dove è possibile conoscere ogni aspetto, dalla storia del monastero alla vita di Rosa con la sua canonizzazione, dalla vita delle monache alla devozione popolare".

La conferenza è seguita da una visita in anteprima della mostra, che sarà inaugurata il 2 settembre 2017 alle 11 e resterà allestita fino al 6 gennaio 2018.

Con curatrice e studiosi inervenuti nell'allestimento è stato possibile conoscere ogni dettaglio, dalla spesa per realizzare l'urna attuale, a fine 1600 con un investimento di 2760 scudi, seguiti da altri 400 e una serie di baiocchi, alla donazione dell'ora per la corona, fino alla serie infinita di opere d'arte dipinte su tele, tavole e affreschi che rendono il Monastero un vero gioiello, tutto da scoprire.

La mostra affronta anche la questione relativa alla santità ancora da ufficializzare, riportando la documentazione del processo di canonizzazione, con le numerose testimonianza, anche devozionali dai paesi vicini, 31 in tutto. "Per una serie di motivi, ad esempio la grande povertà delle suore del tempo - ha spiegato Eleonora Rava - non è stato possibile procedere all'atto finale, ma ora si potrebbe faer, basta un postulatore e al Centro Studi Santa Rosa abbiamo laureati in grado di farlo. Basta volerlo ma di una cosa sono certa, Rosa è già Santa, nelle devozione cittadina, in quella in giro per il mondo, non serve altro, non è necessario".

Ammirando la mostra sarà possibile scoprire tanti particolari della vita comune in monastero, ammirare opere d'arte bellissime e conoscere meglio la grande devozione per la piccola Rosa.

Teresa Pierini