Il nostro sito utilizza cookie e tecnologie simili per ricordare la vostra visita, raccogliere statistiche delle visite e adattare il nostro sito ai vostri interessi. Per maggiori informazioni o per impostare le preferenze dei cookie, in qualsiasi momento è possibile utilizzare il nostro strumento «Impostare le preferenze dei cookie» riservato a chi è registrato al sito. Accettando si prosegue la navigazione e si acconsente all’ installazione dei «cookie» da parte nostra o di terzi.

Quattro anni senza Gigi Proietti: è ora possibile visitare la sua tomba monumento

Teatro e Cinema
Font

VITERBO - Quattro anni fa la città dei papi perdeva un amico del territorio, cittadino onorario ed eterno Maresciallo Rocca, nello stesso giorno in cui avrebbe festeggiato il compleanno: l'indimenticabile Gigi Proietti.

Pin It

Nonostante il passsare del tempo restano indelebili in ciascuno di noi i ricordi di Gigi vestito da maresciallo per anni in giro per Viterbo, nel set diretto dall'altro indimenticabile Giorgio Capitani, sempre supportato dalla moglie Simona Tartaglia.

Su precisa indicazione del suo staff è ora possibile visitare la tomba-monumento del grande amatissimo attore, le cui ceneri sono già state deposte con una cerimonia privata riservata alla famiglia, presso il Cimitero Monumentale del Verano, seguendo le seguenti coordinate: Settore Nuovo Reparto XV Riquadro 110.

Di seguito è possible leggere uno scritto di Quirino Conti che ha pensato e costruito l'ultima dimora del grande Gigi.

Anima di un Monumento

Fu in occasione della regia di Tosca che Gigi Proietti dovette scontrarsi con il tema della morte e della sua monumentalità. Con due soluzioni ispirate da Roma e dalla sua eterna complessità.

La prima soluzione gli fu donata dalla Chiesa dei Cappuccini in Via Veneto.  Da quel pavimento trasse ispirazione per una lapide lì incontrata. Con sorpresa si poteva leggere che sotto quella pietra, proprio di fronte all'altare, non c'era nient'altro che "polvere e cenere". In un bel latino, quella sentenza fu trasferita nella chiesa dove Mario Cavaradossi incontra, nel primo atto, la sua amante Tosca: come a dire la fragilità dei sentimenti e delle passioni.

Per il terzo atto scelse come spirito di Castel Sant'Angelo la sua vera natura: la tomba dell'imperatore Adriano. Un vero Monumento, un gigantismo paragonabile alla grandiosità del personaggio. Un'opera architettonica che nascondesse la sua funzione funebre.

Fu con la regia e l'interpretazione di Processo e morte di Socrate, realizzate al Piccolo di Milano, che quell'occasione impegnò Gigi Proietti nella raffigurazione dell'antitesi tra Vita e Morte.  L'incredibile vitalità dell'Attore riusciva a spegnersi in un'abilità espressiva senza precedenti. Moriva ogni volta, in prova, con una intensità che in tutti i presenti non poteva non suscitare emozione e terrore. Per poi risolversi in un guizzo di quella dinamicità che non era che la sua: quella che sembrava non dovesse esaurirsi mai.

Per tutte queste ragioni, a Gigi Proietti, si è dato un Monumento, non una tomba. Un Dolmen, una sorta di Memoriale, un Trionfo, un Segno, una Pietra.

Tutto questo al cospetto di un sommovimento di vitalità che spalanca sul suolo un vuoto e un sollevamento della pietra tombale, che la forza intellettuale e morale dell'Attore ha scardinato in un movimento e in un sovvertimento di quanto è nella morte. Poiché l'Artista non è lì.

Ma in un Iperuranio di Anime e di Sentimenti. A scardinare la morte una eterna, vitalissima, speranza di vita.

Quirino Conti