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Ritmo mediterraneo e atmosfere dal mondo: Tony Esposito illumina il Castello di Santa Severa

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SANTA MARINELLA - Nella prima serata leggermente meno calda di questa estate 2026 è stato Tony Esposito ad alzare di nuovo la temperatura, merito di un suono latino pieno di contaminazioni che ha scaldato il pubblico di Vivi il Castello di Santa Severa", rassegna organizzata dalla Regione Lazio e LazioCrea. 

Un successo annunciato, con un sold out arrivato a pochissime ore dell'apertura posti su EvenBrite, che ha confermato le aspettative. 

Tony è salito sul palco con la sua numerosa band, composta da musicisti, tra questi anche il figlio Francesco, provenienti da varie parti del mondo, segreto mai nascosto del percussionista partenopeo, che guida il gruppo lasciandolo poi andare in improvvisazioni che rendono unica ogni serata. 

Sul palco: Tony Esposito - Percussioni e Voce; Giandomenico Anellino - Chitarra; Michele Mattia Frasca’ - Voce e Chitarra; Francesco Esposito - Batteria: Stefano Sabatini - Pianoforte; Irina Arozarena - Percussioni e Voce; Vera Petra- Percussioni; Juan Carlos Albelo Zanora, Polistrumentista. 

Il viaggio di Ulisse è la sua vita, decenni di carriera iniziata a Napoli con artisti del calibro di Pino Daniele, James Senese e Tullio De Piscopo e proseguita in ogni parte del mondo, davanti ad uno strumento che, come spiega l'artista: "Ti apre il mondo, ho incontrato persone che parlavano lingue a me sconosciute ma il tamburo fa parlare tutti, perché la musica unisce e questo strumento lega persone ed anime".

E' sul palco davanti le percussioni, al suo fianco tamburi, tamburelli, ma anche chitarre e uno straordinario polistrumentista che passa dal violino elettrico al fricorno fino all'armonica a bocca. Chiede luci più calde, che trascinino loro e il pubblico: "Anche stasera improvviseremo, così siamo più sinceri". 

Suona, canta, lascia spazio ad altre voci e soprattutto racconta episodi, come quello legato a Papa Chico, brano nato in Nigeria ed ispirato ad un docente universitario: "E' stato lui a spiegarmi il potere curativo della musica - precisa Tony - perché noi siamo abituati ad ascoltarla mentre in Africa viene vissuta con un'intensità diversa, piena di poteri magici".

Poi arrivano i ricordi dei grandi, partendo da James Senese: "Lui era orgogliosamente napoletano e non parlava nemmeno italiano, solo dialetto, figuratevi l'inglese. A New York incontrammo James Brown che sapendo le sue origini americane gli parlò inglese. Si finse sordo, e tutti si chiesero per l'intera sera come potesse suonare il sax". 

Poi il mito, Pino Daniele: "Siamo rimasti solo io e Tullio e insieme abbiamo deciso che ad ogni concerto lui deve esserci - confessa - . Pino era un ragazzo dalla vita poco agiata, segnata da dolore e malattia, ma non voglio pensarlo assente, si é trasformato in mille cose e magari è qui con noi. Ho visto nascere in casa sua tantissimi brani, sempre con tanti amici, tra cui Massimo Troisi. In pochissimo tempo aveva composto 'Quando' per la colonna sonora de Il postino, e piaceva a tutti, ma Pino era puntiglioso e preciso, un professionista. Ci tornò su tante volte ma alla fine fu scelta proprio la prima versione". Ricordi che hanno dato il via al momento dedicato all'indimenticabile cantautore, chiusa con l'emozionante Quanno chiove. 

Si torna ai brani di Tony, che si lascia andare ad uno straordinario assolo alle percussioni e poi spazio a tutti perché "Stamo accucchiando, inventiamo" ricorda, mentre ogni musicista dimostra la propria bravura alzando sempre più l'asticella, sia dell'arte che dell'emozione. 

Chiude ricordando ancora Napoli: "Girando il mondo abbiamo sognato e immaginato la nostra terra" e invita il pubblico a lasciare le sedie per abbracciarlo sotto il palco. E' il momento del bis: “Kalimba de Luna” diventa base e pretesto per una nuova improvvisazione e un "ciao" che arriva fino al cielo. 

La serata si è aperta con il brano del giovane cantautore pugliese Sir Paul, dal titolo "Sale sulla pelle", per la prima volta su un palco, davanti a tantissime persone.

Al termine i fuochi d'artifico hanno concluso la serata ferragostana. 

Teresa Pierini e Anselmo Cianchi